Ed ecco che in autunno il melograno torna a regalarci la magia dei suoi frutti colorati che da secoli sono stati protagonisti di miti e leggende. :D

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Il melograno, sinonimo di fertilità per tutte le culture, ci da questo frutto che è stato rappresentato fin dall’antichità solo o tra le mani di divinità per le quali era sacro.

Botticelli-La Madonna del Melograno (particolare)

Lo troviamo poi posto nella mano di Gesù Bambino alludendo alla nuova vita da lui donataci oppure nelle mani della Madonna (famosissima quella di Botticelli).

Nell’arte copta si incontra, invece, l’albero del melograno come simbolo di resurrezione.
Le leggende, le tradizioni ed i simbolismi collegati al melograno sono tanti quanti i suoi semi!

Simbolo universale dell’eros, della fertilità, della prosperità, della fortuna, ma anche dell’Aldilà, cantato da Omero, narrato da Salomone e da Shakespeare, fatto diventare leggenda dai romani, raffigurato in numerosi quadri, ha dato anche il suo nome ad una famosa città spagnola, Granata, dopo che nell’800 d.C. i Mauretani lo trasportarono nella penisola Iberica.

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Granada

Albacin-Granada

è la stupenda città dell’Andalusia che nasce ai piedi dell’imponente catena montuosa della Sierra Nevada, la più grande e frequentata zona sciistica della Spagna.

Per lungo tempo Granata ha vissuto sotto il controllo dei sultani arabi, che hanno regalato alla città monumenti di raro splendore e hanno contribuito a migliorarla dal punto di vista economico e funzionale, creando una fitta rete di scambi con i principali porti commerciali del mondo.
Dal punto di vista monumentale la città è ricca di opere, chiese, cattedrali e costruzioni architettoniche in cui stile moresco e cristiano convivono in perfetta armonia.
Patria del grande scrittore Gabriel Garcia Lorca, i luoghi incantati di Granata sono stati fonte di ispirazione per molti

Palazzo Alhambra-Granada

scrittori e artisti del calibro di Delacroix e Dalì, attirati non solo dalla meraviglia dei palazzi, delle chiese o degli antichi quartieri, ma anche dall’atmosfera che si respira lungo le strade, nei parchi e lungo le coste della città.

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Nell’antica Grecia la pianta del melograno era sacra a Persefone e ad Era. Secondo la leggenda fu Afrodite che impiantò per prima quest’albero a Cipro. Persefone per aver mangiato sei chicchi della melagrana dei morti, offertagli da Plutone per farle dimenticare la madre Demetra, fu condannata a passare sei mesi all’anno nell’Ade. Era, madre di tutti gli dei, considerata la protettrice del matrimonio e della fertilità era rappresentata, per tale motivo, con una melagrana nella mano destra. Ma il più antico mito della Grecia che lo riguarda è quello che lo associa ad Orione, che era la più grande e luminosa costellazione e che si diceva fosse un’enorme γίγας (figura gigantesca), figlio della terra e famosissimo per la sua bellezza. Si narra che avesse sposato Side, ma che non fosse stato fortunato nella scelta, poiché lei era così vanitosa da credere di essere più bella anche di Era, la dea per questo la punì scaraventandola nell’Ade, ove si trasformò in melograno. Durante le feste in onore della dea Demetra, le θεσμοφόρια (Thesmophoria), le ateniesi mangiavano i semi luccicanti del frutto per conquistare la fertilità e la prosperità, mentre i sacerdoti erano incoronati con rami di melograno, ma non potevano mangiarne il frutto in quanto, come simbolo di fertilità, aveva la proprietà di far scendere l’anima nella carne.

In base ad un altro mito, per volontà delle Erinni, un melograno fiorì sulla tomba di Polinice, i cui frutti quando venivano aperti colavano sangue.

L’albero, infine, che fiorì dal sangue di Dioniso era proprio un melograno.
Il melograno era considerato sacro in molte altre civiltà. In alcuni riti funebri Egizi sembra si utilizzassero proprio i frutti ed i semi, di cui si è trovata traccia in numerose tombe, tra cui quella di Ramses IV. Anche per gli ebrei è un simbolo di fratellanza, abbondanza e prosperità: i puntali delle colonne del Tempio erano, non a caso, a forma di rimonim (melograno in ebraico).
Anche nella lontana Cina viene consumata dai neosposi la prima notte di nozze per “benedire” il matrimonio; le spose turche la lanciano a terra, perché così avranno tanti figli quanti sono i chicchi che saranno usciti dal frutto.La melagrana è il frutto del melograno, pianta arbustiva e spinosa delle punicacee (dal latino punicum = cartaginese, perché Plinio ritenendola erroneamente di origine africana la chiamava “melo cartaginese”), originaria delle regioni dell’Iran e del nord dell’India e da sempre ampiamente coltivata nel bacino del Mediterraneo.

Portata nel Mediterraneo dai mercanti Fenici millenni fa, viene considerata, assieme alla mela cotogna ed all’uva, uno dei più antichi frutti coltivati. Durante l’antichità veniva usato in polvere come medicinale o come tintura. I greci aromatizzavano con questa polvere i loro vini rossi, mentre i romani seccavano la sua buccia per conciare la pelle.
Nella cucina i semi erano usati crudi e cotti in moltissimi piatti, ma si utilizzava moltissimo anche il loro succo. Apicio consigliava, per la loro conservazione, di immergerle in acqua bollente per pochi secondi e di appenderle. Nella Bibbia si parla esplicitamente di “mosto di melagrana”, il che induce a credere che gli Ebrei utilizzassero il succo dei granelli facendolo fermentare. Gli Egizi consideravano la bevanda ottenuta dal succo ricavato dai frutti maturi una vera prelibatezza.
Maometto, in un verso del corano dice: “mangia melagrana in quanto purifica il corpo dalla gelosia e dall’odio”.

In diverse civiltà il melograno godeva di un particolare riguardo e rispetto e la medicina attuale dimostra che la sapienza degli antichi aveva delle basi veritiere. Oggi sappiamo, infatti, che la melagrana è ricca in vitamine A, C ed E, in ferro, potassio, sostanze antiossidanti e polifenoli. La concentrazione di queste sostanze benefiche è tre volte superiore a quelle del vino rosso e del The verde.

Oggi viene utilizzato in cucina sia crudo, sia come succo, sia come concentrato di sciroppo, conosciuto come granadina.

E per finire…ecco una ricetta : Il segreto del sultano (zuppa al succo di melagrana)

Ingredienti: 500 gr di carne macinata magra di agnello, 2 tazze di succo di melagrana, 1 e ½ tazza di brodo di carne, ½ cucchiaino di chiodi di garofano in polvere, ½ cucchiaino di pepe nero macinato fresco, ½ cucchiaino di curcuma, 1 cucchiaino di sale, 1 cucchiaio di foglie di menta finemente tritate, 1 tazza di prezzemolo finemente tritato, 1 cipolla media finemente tritata, 4 cucchiai di olio extravergine di oliva.

Mescolate bene la carne macinata con il sale, il pepe, i chiodi di garofano e la curcuma e lavoratelo con le mani. Formate delle piccole e sode polpette. In un tegame riscaldate l’olio e fate soffriggere leggermente la cipolla, il prezzemolo e la menta. Aggiungete le polpette e lasciatele finché non prendano un bel colore, mescolando di tanto in tanto delicatamente. Versate il succo di melagrana ed alla fine il brodo. Coprite il tegame e lasciate bollire a fuoco basso per mezz’ora. Servite caldo.

Fonte: http://orizzontidelgusto.blogspot.com/2006/01/la-melagrana-ed-il-segreto-del-sultano.html

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