Racconti di Natale

A Nazareth

Un giorno Gesù, appena di cinque anni, sedeva sulla soglia di casa, a Nazareth, intento a formare degli uccellini da un blocco di argilla che gli aveva regalato il vasaio di fronte.
Sui gradini della casa vicina sedeva un bambino di nome Giuda; tutto graffi e lividure e i vestiti a brandelli per le continue risse con altri ragazzi di strada. In quel momento era tranquillo, non tormentava nessuno, né s’accapigliava con i compagni, ma lavorava anche lui a un blocchetto di argilla.
A mano a mano che i due bimbi facevano i loro uccellini li mettevano in cerchio dinanzi a sé.
Giuda, che di tratto in tratto guardava furtivo il compagno per vedere se facesse più uccelli di lui e più belli, gettò un grido di meraviglia quando vide che Gesù tingeva i suoi uccellini con il raggio di sole colto dalle pozze d’acqua.
Anche lui allora immerse la mano nell’acqua luminosa. Ma il raggio di sole non si lasciò pigliare. Filava via dalle sue mani per quanto egli si affaticasse a muovere lesto le dita tozze per acchiapparlo, e ai suoi uccelli non poté dare neppure un pochino di colore.
– Aspetta, Giuda – esclamò Gesù – vengo io a colorire i tuoi uccellini.
– No, non devi toccarli; stanno bene così! – gridò Giuda; poi, in un impeto d’ira calcò il piede suoi suoi uccelli riducendoli l’uno dopo l’altro in un ammasso di fango.
Quando tutti gli uccelli furono distrutti si avvicinò a Gesù, che stava accarezzando i suoi, sfavillanti come pietre preziose. Giuda li osservò un momento in silenzio, poi alzò il piede e ne pestò uno.
– Giuda, che fai? Non sai che sono vivi e possono cantare?
Ma Giuda rideva e ne calpestò un altro, poi un altro, un altro ancora.
Gesù si guardò attorno cercando un soccorso. Giuda era lato, robusto ed egli non aveva la forza di fermarlo. Guardò la madre; non era lontana, ma prima che fosse venuta Giuda avrebbe distrutto tutti gli uccelli.
Gli si riempirono gli occhi di lacrime. Quattro erano già ridotti in mota; ne rimanevano tre ancora.
Gesù si struggeva che i suoi uccellini stessero quieti e si lasciassero calpestare senza fuggire alla rovina. Allora batté le mani per destarli e gridò: – Volate! Volate!
I tre uccelletti cominciarono a muovere le ali, le batterono timorosi, poi presero il volo fino all’orlo del tetto dove si sentirono in salvo.
Autore: S. Lagerlöf

da: ciccina.it


MUOVITI, VAI.

BEATO

E’ COLUI CHE PARTE

da : I VAGABONDI (Olga Tokarczuk)

Cacciatori di graffiti

“East Side Gallery” a Berlino

La castagna è il simbolo indiscusso dell’autunno, con il suo color marrone, i suoi ricci e il suo profumo quando viene arrostita e il suo sapore inconfondibile .

Una volta l’arrivo dell’autunno portava un gran fermento nelle famiglie, durante tutto l’anno si teneva pulito il sottobosco, dove c’era un castagno il terreno era ripulito dalle erbacce, concimato e falciato con cura. La selva doveva essere a posto per poter raccogliere le castagne cadute, la raccolta iniziava tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre e continuava fino a novembre; era un lavoro che si faceva in famiglia, a mano, raccogliendole in panieri e ceste di vimini o gerle.

❝Nevica sulle montagne.
La campagna è .sepolta
sotto la nebbia folta.
Bambini è proprio questo
il tempo umido e fresco
delle castagne.
Via, tutti in fila andiamo
con sacchi e con cestelli.
Nel bosco c’è un tappeto
di muschi e di fuscelli.
Un gran volo d’uccelli
passa di valle in valle.
Tra sassi e foglie gialle
cascano da ogni ramo,
sgusciano fuor dai ricci
tante castagne.❞

Ogni famiglia raccoglieva le castagne della propria selva, nessuno raccoglieva quelle nelle proprietà altrui, ma dopo l’11 di novembre la raccolta era libera, i boschi venivano messi a disposizione di tutti, anche del bestiame.

Oggi le castagne vengono raccolte con l’ausilio di reti soprattutto nei moderni castagneti da frutto intensivi o addirittura attraverso la raccolta meccanica con aspiratrici e raccattatrici.

La castagna è un frutto dalle mille risorse per esempio se consumate al mattino, bollite o arrosto, aiutano a combattere la stanchezza autunnale grazie al loro apporto di magnesio e manganese. Poi sono molto ricche di carboidrati, aminoacidi, sali, vitamine e la farina lavorata può essere usata per produrre un ottimo sostituto del pane integrale, basta solo fare attenzione a non consumarlo con frutta acida, proteine animali, pane, zucchero e vino perché può causare acidità di stomaco e fenomeni di fermentazione. Mangiare ogni tanto una o due castagne crude aiuta a creare degli anticorpi perfetti per  proteggere dai malanni stagionali, aiuta a tonificare i muscoli, i nervi e le vene.

E come di ogni cosa non si butta via niente e allora l’acqua in cui sono state cotte le castagne è perfetta per risciacquare i capelli dopo lo shampoo per esaltare i riflessi dei capelli biondi, mentre se si fanno bollire in due litri d’acqua due manciate di foglie e una decina di ricci per venti minuti, si ottiene un infuso perfetto per il bagno che usato due volte alla settimana aiuta a rinforzare le ossa e aiuta a curare i reumatismi.

Ci sono anche tante leggende legate alla castagna.

Prima leggenda del perchè le castagne hanno i ricci

Tanto tempo fa, le castagne non avevano il riccio, ma erano appese ai rami come le mele. Un giorno tre castagne decisero che quell’inverno non volevano soffrire né il caldo né il freddo ed andarono dal castagno più vecchio per farsi dare un consiglio. Arrivate da lui gli chiesero: “Come possiamo fare a non soffrire né il freddo né il caldo?”.

L’albero allora rispose: “Dovete chiamare i ricci del bosco e dire loro di portare gli amici morti”.

Le castagne fecero come aveva detto loro il grande castagno: i ricci portarono gli amici morti, tolsero loro la pelliccia spinosa e la avvolsero sulle castagne. Da quel giorno le castagne ebbero il riccio.

Seconda leggenda del perchè le castagne hanno i ricci

Moltissimi anni fa, in un bosco di montagna, viveva una famiglia di ricci: mamma, papà e i loro piccoli. Accanto ad essi, c’era un enorme albero pieno di castagne. 

Salì sopra e rimase sorpresa nel vedere le tristi castagne che si lamentavano, e spiegarono loro degli scoiattoli che le mangiavano. Insieme, escogitarono un bel piano: al momento dell’arrivo degli scoiattoli, le castagne si sarebbero nascoste dentro i ricci. 

Così fecero. Da quel giorno, gli scoiattoli si punsero e non vennero più a disturbare le castagne. Ecco perché, ancora oggi, le castagne mantengono il loro riccio per proteggersi dal nemico.

Leggenda della castagna e della sua apertura a croce

In un piccolo paese di montagna gli abitanti erano molto poveri e non avendo di che mangiare si rivolsero a Dio pregandolo di dar loro qualcosa per sfamarsi. Il buon Dio sentite le loro preghiere diede loro una pianta da cui poter raccogliere frutti nutrienti, il castagno; ma il Diavolo visto quello che Dio aveva fatto, per impedire che la gente potesse raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso. Presi dallo sconforto gli abitanti del piccolo paese ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli sceso in mezzo a loro fece il segno della croce: i gusci spinosi come per miracolo si aprirono, e da quel giorno, quand’è periodo, i frutti di questa pianta si aprono a croce.

❝In un riccio ramato
Per terra cascato
Una bella castagna
Per bacco si lagna.

Non sono ancor pronta
Non mangiarmi, sei tonta?
Aspetta un pochino
Che il gusto è divino.

Sarò caldarrosta fumante
dalla brace alla bocca all’istante
son mondina nel paiolo son fina
senza fretta mia cara bambina!❞

Oltre alle bellissime leggende legate alla castagna, c’è anche una pianta da ricordare, un castagno plurimillenario, che si trova nel Parco dell’Etna in territorio del comune di Sant’Alfio, il terreno su cui sorge era proprietà di nobili del luogo e una volta era uso celebrare conviviali e banchetti per ospiti illustri.

L’età stimata di quest’albero va dai due ai quattro mila anni di vita , ed è considerato il più antico d’Europa ed il più grande d’Italia: misura infatti la bellezza di 22 mt di circonferenza per 22 mt d’altezza. Nel 1965 l’albero fu espropriato e dichiarato monumento nazionale.

Anche legata a quest’albero c’è una bella storia da ricordare, si narra infatti, che la Regina Giovanna I d’Aragona con al seguito cento cavalieri e dame, coi loro cavalli, fu sorpresa da un temporale durante una battuta di caccia nelle vicinanze dell’albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito. Per questo motivo è stato chiamato il castagno dei cento cavalli.

Fonte: eticamente.net

Luna e Sol vi augurano…

Ad Halloween spiriti e fantasmi la fanno da padroni ed è quasi normale data la tradizione. 😀 Ma ci sono tante storie su spiriti e fantasmi che sembrerebbero palesarsi nella realtà di tutti i giorni.

Ecco per esempio quattro storie vere di case infestate da fantasmi come se fosse un eterno Halloween!

Fonte: Jennifer Kirkland/Flickr

Villisca Axe Murder House

 Villisca Axe Murder House: si trova nell’omonimo paesino di Villisca nella regione dello Iowa. Si narra che nel 1912 l’intera famiglia proprietaria della casa e due ospiti siano stati uccisi durante una notte buia e tempestosa. Tutti gli inquilini e gli ospiti che hanno abitato in questa casa hanno riferito visioni spettrali di un uomo con un’ascia, urla di bambini che piangono, e rumori inspiegabili provenienti dalla cantina.
Abbandonata per qualche anno, la casa venne ristrutturata a metà degli anni ’90 e trasformata in “museo” aperto ai visitatori, a curiosi e appassionati del mistero. Per i più coraggiosi, inoltre, l’attuale proprietà mette a disposizione alcune camere per un pernottamento da brivido.

Fonte: Smart Destination/Flickr

Whaley House

Nel 1960 questa abitazione, la Whaley House, è stata ufficialmente dichiarata infestata dai fantasmi dal dipartimento del commercio degli Stati Uniti dopo numerosissime segnalazioni di avvistamenti di fantasmi.
Questa casa fu costruita nel 1857 dalla famiglia Whaley, e già prima di esser abitata fu al centro di un misterioso assassinio: la proprietaria, Miss Whaley, infatti fu uccisa poco prima che la casa fosse terminata. L’assassinio fu imputato ad una rapina, ma il caso è sempre rimasto velato dal mistero. Una volta conclusi i lavori e terminata la casa, avvenne un altro sconcertante evento: il suicidio senza apparenti motivazioni della figlia minore, Violet Whaley.

Fonte: MRHSfan/Flickr

Fairmont Banff Springs Hotel

A prima vista potrebbe sembrare il famoso e celebre Overlook Hotel del film Shining, e non è affatto un caso che ci siano delle somiglianze visti i fitti misteri che accomunano le due strutture. Questo è il Fairmont Banff Springs Hotel costruito nel 1888.
La storia misteriosa che caratterizza questo albergo parte dalla stanza numero 873 : in questa camera fu misteriosamente sterminata un’intera famiglia che stava soggiornando nell’hotel per vacanza. Nessuno seppe mai chi e perchè commise l’omicidio. Subito dopo avvenne il misterioso suicidio di una giovane sposa che si buttò dal balcone della sua stanza e quello di un anziano pensionato che fu ritrovato morto in alta uniforme.
Anche in questi casi nessuno riuscì mai a spiegarsi il motivo delle loro morti. Oggi la leggenda narra che la stanza 873 sia stata murata e che ogni tanto aleggino gli spiriti della famiglia, della sposina e dell’anziano pensionato.

Fonte: MRHSfan/Flickr

Myrtles Plantation Home

Questa invece è la Myrtles Plantation Home a St. Francisville, in Louisiana: agli inizi del 19° secolo, la storia narra che, il proprietario della piantagione e della magione, Clark Woodruff dopo avere scoperto una schiava di nome Chloe origliare i discorsi privati della famiglia, le tagliò un orecchio per punirla.
Chloe non riuscì a frenare la propria voglia di vendetta e decise di avvelenare una torta che avrebbe servito alla famiglia nella speranza che i loro componenti si ammalassero. Ma Chloe fece male i conti con gli ingredienti e invece di preparare la torta con una quantità di veleno sufficiente per un mal di stomaco, ne mise tanto che uccise la moglie e le figlie del suo padrone.
Chloe fu impiccata e il suo cadavere fu buttato nel Mississipi. Da quel giorno il suo spirito non ha mai abbandonato la casa e si narra che ci sono notti in cui si sente Chloe aggirarsi nella proprietà.

Fonte: Studenti.it

E anche questa volta ecco le nostre nuove cartoline di Halloween appena sfornate 😆

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 Trovate queste ed altre tante cartoline cliccando sui links di seguito:  Halloween cards Gallery 1  Halloween cards Gallery 2 e Halloween cards Gallery 3

Etimologia del nome

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows Day. L’importanza che, tuttavia, viene data alla vigilia si deduce dal valore della cosmologia celtica: questa concezione del tempo, seppur soltanto formalmente e linguisticamente parlando, è molto presente nei paesi anglofoni, in cui diverse feste sono accompagnate dalla parole “Eve”, tra cui la stessa notte di Capodanno, New Year’s Eve, o la notte di Natale Christmas Eve.

Una Festa di origine celtica

Le primissime origini di Halloween si possono ricercare in riti antichi legati ai cambi di stagione, nelle feste del raccolto, e nei culti agresti in cui si tentava esorcizzare quelle paure ancestrali che accompagnavano delle antiche civiltà basate sull’agricoltura: paura di perdere i figli, di perdere il raccolto, terrore delle calamità naturali. Queste antiche tradizioni in cui l’uomo tentava di familiarizzare con cose come la morte, l’aldilà, l’ignoto sono senz’altro all’origine della storia di Halloween.

Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, a differenza di altre culture europee, come quelle del bacino del Mediterraneo. I ritmi della loro vita erano, dunque, scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi.

Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain (pronunciato sow-in, dove sow fa rima con cow), che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa summer’s end, fine dell’estate. In Irlanda la festa era nota come Samhein, o La Samon, la festa del Sole.

Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle le loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione delle tenebre e del freddo, il tempo in cui ci si chiudeva in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende.

L’importanza che la popolazione celta attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli: il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia. Insieme a Samhain (31 ottobre, appunto) si festeggiavano Lughnasadh (1 agosto), Beltane (30 aprile o 1 maggio), Imbolc (1-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre).

In quel periodo dell’anno i frutti dei campi (che pur non essendo la principale attività dei celti, venivano comunque coltivati) erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Ciò avveniva tramite lo Samhain, che, inoltre, serviva ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge, e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, provocando in questo modo il dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio e facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra.

Samhain era, dunque, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno. Durante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

All’epoca dei Romani e del Cristianismo

L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività, ma in molti casi si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari.

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti. Attraverso le conquiste romane, Cristiani e Celti vennero a contatto. L’evangelizzazione delle Isole Britanniche portò con sé un nuovo concetto della vita, molto distante da quello celtico e durante tale periodo la Chiesa tentò di sradicare i culti pagani, ma non sempre vi riuscì. Halloween non fu completamente cancellata, ma fu in qualche modo cristianizzata, tramite l’istituzione del giorno di Ognissanti il 1° Novembre e, in seguito, della commemorazione dei defunti il 2 Novembre.

Fu Odilone di Cluny, nel 998 d.C., a dare l’avvio a quella che sarebbe stata una nuova e longeva tradizione delle società occidentali. Allora egli diede disposizione affinché i monasteri dipendenti dall’abbazia celebrassero il rito dei defunti a partire dal vespro del 1° Novembre. Il giorno seguente era invece disposto che fosse commemorato con un’Eucarestia offerta al Signore, pro requie omnium defunctorum. Un’usanza che si diffuse ben presto in tutta l’Europa cristiana, per giungere a Roma più tardi.

La Festa di Ognissanti, infatti, fu celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 d.C., in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria. Successivamente, Papa Gregorio III stabilì che la Festa di Ognissanti fosse celebrata non più il 13 Maggio, bensì il 1° Novembre, come avveniva già da tempo in Francia. Fu circa nel IX secolo d.C. che la Festa di Ognissanti venne ufficialmente istituzionalizzata e quindi estesa a tutta la Chiesa, per opera di Papa Gregorio IV.

Fanno eccezione i cristiani Ortodossi, che coerentemente con le prime celebrazioni, ancora oggi festeggiano Ognissanti in primavera, la Domenica successiva alla Pentecoste.

L’influenza del culto di Samhain non fu, tuttavia, sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X secolo, una nuova festa: il 2 Novembre, Giorno dei Morti, dedicato alla memoria delle anime degli scomparsi.

Halloween sbarca in America

La storia di Halloween è legata a doppio filo con il continente americano. Tra settecento e ottocento immigrati scozzesi e irlandesi entrarono negli Stati Uniti a migliaia e condivisero il loro folklore di Halloween con i nuovi vicini, mentre altri gruppi etnici aggiungevano via via alla festa le loro influenze culturali. I tedeschi, per esempio, proposero una loro stregoneria particolarmente vivace, i neri di Haiti e gli africani aggiunsero le loro superstizioni, inglesi e olandesi portarono il loro gusto per la mascherata. Ognuno portava un pezzo di tradizione dalle proprie terre di origine per creare quella che si può dire la prima festa multietnica del mondo, nata dall’incontro di miti, leggende e rituali provenienti da culture diverse.

Le celebrazioni di Halloween si diffusero in tutti gli Stati Uniti in forme diverse, ma con un elemento comune: Halloween – essendo la notte degli spiriti che tornano dall’oltretomba – era un momento di anarchia e sovvertimento delle regole. Il Cinema o la televisione hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti dell’Halloween all’americana. Negli Stati Uniti di oggi, Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti.

Halloween in Italia

La versione italiana di Halloween è una ricorrenza che prende spunto dalle leggende irlandesi, ma ha una sua storia tutta italiana. Halloween è un fenomeno che importiamo dagli Stati Uniti. Torna come se fosse nuovo, ma è di origine europea; in passato c’erano questue e rape intagliate anche in ItaliaIn Umbria, ad esempio, fino al secondo dopoguerra i bambini si mettevano la farina in faccia per rappresentare i morti.

La zucca è un segnale per i morti Piccoli mascherati che simboleggiano i defunti. Halloween nasce proprio per controllare il ritorno degli antenati. La zucca luminosa è un segnale. E’ come se dicessimo ai morti: Noi ci alziamo presto (perché il primo novembre c’era la messa alle 4), e vi facciamo trovare i letti rifatti in cui stendervi e delle cose che potete mangiare.

Trick or treat o Su mortu mortu Persino dolcetto o scherzetto – formula italiana del trick or treat anglosassone – trova nelle diverse regioni le varianti arcaiche e nostrane. In Sardegna Su mortu mortu permetteva ai bambini di ricevere frutta di stagione, castagne e mandorle. Doni per le povere anime del purgatorio; perché in alcune zone d’Europa – come anche in Sicilia, per esempio – i regali per tradizione non si fanno a Natale, ma il giorno dei morti. Il giorno che precede la festa di Ognissanti Gli studiosi si dividono. Festa dell’occulto per alcuni, di buon auspicio agricolo per altri.

Logo Su mortu mortu
Logo Su mortu mortu© Istituto Superiore Regionale Etnografico

Ma Halloween, nel nome e nella sostanza, è soprattutto il giorno che precede la festa di Ognissanti. Un momento di contatto con l’aldilà tra ironia e memoria, per non dimenticare i nostri antenati.

FONTE: icalendario.it

Ruba tutti i colori del mondo e dipingi la tela della tua vita eliminando il grigio delle paure e delle ansie.
Abbandona i tuoi vecchi abiti mentali e vestiti di allegria.
(Omar Falworth)

Portree in Scozia…e la nota di colore

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Cadete foglie, cadete fiori e svanite,
notte distenditi, accorciati giorno,
ogni foglia mi parla di pace soave
staccandosi con un sussurro dall’albero autunnale.

Emily Brontë

“Perché la vita è un brivido che vola via
è tutto un
 equilibrio sopra la follia.” 😊

Frase tratta dalla canzone ‘Sally’ di Vasco Rossi

Settembre: era la più bella delle parole, l’aveva sempre sentita dentro, perché evocava aranci in fiore, rondini e rimpianto.
(Alexander Theroux)

September song

da Luna e Sol

Ci sarà il sole? Ci sarà la pioggia?

Ma a ferragosto l’importante è…veleggiareee!!! 😀

Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.
(Alessandro Baricco)

Finalmente le tanto sospirate vacanze sono arrivate! Molti avranno già preso una parte delle ferie perché ora si tende a dilazionarle ma il mese di agosto rimane comunque il mese “vacanziero” per eccellenza.

Si parte allora verso mari, monti e laghi vicini o lontani con entusiasmo e voglia di abbandonare almeno per un pò il solito trantran giornaliero.

Chi ama il mare non vede l’ora di “fare un tuffo dove l’acqua è più blu”… ma di questi tempi possiamo ben dire…” mi son scordato di te” 😀

Ma alla fine una soluzione si trova sempre 😀

da Luna e Sol

Con tutto questo caldo l’unica cosa che uno gradirebbe e stare immerso nell’acqua fino al collo, ma non importa dove farete le vacanze, ne come.

Vi auguriamo di non soffrire molto i bruschi cambiamenti di temperatura e di divertirvi , riposarvi, e sopratutto essere sereni 🙂

In quest’ora che s’indovina afosa.
Sopra il tetto s’affaccia
una nuvola grandiosa.
(Eugenio Montale)

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Non si può essere infelici quando si ha questo: l’odore del mare, la sabbia sotto le dita, l’aria, il vento. (Irène Némirovsky)

Fa caldo, si va al mare ma bisogna stare attenti a non scottarsi 😄A9F0F859-FE11-41F1-AE10-FC5B7533ED5E

e allora facciamo come i birmani e dipingiamoci la faccia di…giallo. 🙂

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il paese del thanaka

Ma come, Luna? Mi inviti ad accendere le mie candeline per poi minacciarmi con un “estintore letale”? 😮

La mia “tortaluminaria” è bellissima e sicuramente anche buonissima per cui la proteggero’ nel suo luccicoso splendore anche a costo  di andare a fuoco io 😆

 

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E, per restare tra i fiori, voliamo in Giappone dove anche se ormai i ciliegi sono sfioriti, è bello pensare che ogni anni essi colorino il Giappone e rappresentino bene “la bellezza effimera e la fragilità della vita”.

Il Sakura

Il tulipano indossava un abito color carminio; non voleva tradire la fiducia dei pettirossi che saltellavano furtivi.
(Emily Dickinson)

www.instagram.com/p/BxF-NsPhsBZ/

Storia del tulipano ed altre curiosità

Il nome “tulipano” deriva dal turco “tullband” copricapo, turbante, probabilmente per via della caratteristica forma di questo fiore. Secondo un’antica leggenda persiana, la più antica tra tutte quelle che vedono il tulipano come protagonista, questo nacque dalle gocce di sangue di un giovane ragazzo suicidatosi in seguito ad una terribile delusione amorosa.

Anche nella celebre raccolta di fiabe “Le mille e una notte” il tulipano viene associato all’amore: secondo i racconti infatti il sultano lasciava cadere un tulipano rosso ai piedi di una delle donne dell’harem per indicare loro quale fosse la prescelta.

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Fu nel XVI secolo che questo splendido fiore ottenne una grande popolarità in Turchia, durante il regno del sultano ottomano Solimano il Magnifico, dalla cui corte vennero portati prima a Vienna, dove però non riscossero un grande successo e non furono coltivati a lungo, poi in Olanda e in Inghilterra, dove l’enorme richiesta negli anni a venire portò il prezzo dei bulbi alle stelle trasformando il tulipano in un vero e proprio status symbol, non solo per l’altissimo valore decorativo ma anche per quello gastronomico, tanto che, nella prima metà del 1600, il governo dovette imporre dei prezzi fissi per la vendita. 

Per quanto oggi sia comunemente “la rosa rossa” la regina indiscussa degli innamorati il fiore che più di tutti simboleggia l’amore è proprio il tulipano (è più corretto infatti dire che la rosa simboleggi un segreto da rivelare con segretezza, che si tratti di passione, gelosia o amore).

A prescindere dall’origine fiabesca che ritrae questo splendido fiore come una conseguenza di una delusione d’amore attualmente si ritiene che esso sia un’allusione alle relazioni perfette, non tanto a quelle sfortunate e deleterie, sebbene esista un’altra interpretazione secondo cui il tulipano rappresenti proprio i sentimenti più scostanti: questo andrebbe contro le credenze più antiche, o, forse, è semplicemente un altro modo di vedere l’amore: bello, passionale, onesto, ma caratterizzato da continui capricci e contrasti tra due anime unite.

Ma la particolarità del tulipano sta nelle sue tonalità: così come l’amore, che a seconda della persona può essere vissuto in mille modi diversi ed evocare altrettante sensazioni diverse così anche lui con le sue sfumature descrive le tante facce di un sentimento complesso e meraviglioso allo stesso tempo, quasi fosse un dono per chi, meno abile di altri o semplicemente spaventato nell’ammettere alla persona amata ciò che prova nel cuore, voglia donare qualcosa che simboleggi una sensazione per lui difficile da esprimere.

Esistono più di cento specie di tulipani, e altrettante possono essere le sfumature. Queste sono le più classiche:

-Tulipano rosso: il fiore perfetto per una dichiarazione d’amore in piena regola. regalare un tulipano rosso è come dire “ti amo e ti amerò per sempre”, una promessa e un impegno da non sottovalutare.

-Tulipano violetto: il tulipano della modestia. forse la dichiarazione di chi non ha la presunzione di promettere qualcosa di eccessivo? meno incisivo e passionale del tulipano rosso ma comunque nobile e dolce.

-Tulipano giallo: il giallo ricorda il sole: un dono perfetto per un amore solare, spensierato, e caldo, reso tale da una persona disinibita e con gioia di vivere.

-Tulipano screziato: caratterizzato da sfumature di brillanti colori che rispecchiano la lucentezza degli occhi di chi riceve questo dono, dolce e aggraziato.

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Le mille sfumature del fiore e del suo significato fanno sì che, a seconda della cultura, il tulipano sia uno dei fiori più utilizzati per composizioni e regali dai più svariati significati: oltre al classico significato nell’impero Ottomano era simbolo di ricchezza e potere, ma anche di intimità e tenerezza (non è insolito che il tulipano fiorisca nelle vicinanze di qualche residuo di neve ed è tra i primi a sbocciare ogni anno); spesso vengono utilizzati anche per augurare alle persone amate un felice Natale, o un felice matrimonio, soprattutto se in primavera.

-Attualmente l’Olanda è ancora la maggior produttrice di tulipani.

-Diversamente dall’antico significato, quello che descrive l’amore come qualcosa di puro ma anche di eterno e, quindi, se vogliamo, costante, è curioso notare come il significato occidentale attribuito al tulipano sia quello dell’incostanza: secondo alcune interpretazioni questo può comunque essere accomunato all’amore stesso, perché, sotto certi punti di vista, l’amore, con i suoi alti e i suoi bassi, è incostante.

Il tulipano è uno dei pochi fiori consigliati anche per un regalo ad un uomo, grazie ai suoi colori e alla corolla, entrambi molto decisi, che lo rendono più adatto ad un pensiero del genere rispetto a molti altri fiori che, seppur meno romantici, hanno un aspetto più aggraziato e femminile.

Composizioni di tulipani

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Le composizioni di tulipani possono essere realizzate in maniere molto diverse fra loro a seconda del messaggio che si vuole comunicare e del motivo per il quale vengono realizzata. I tulipani infatti sono dei fiori che si abbinano perfettamente sia a composizioni glamour che a composizioni romantiche, ma possono anche adattarsi perfettamente a composizioni in stile country o shabby-chic. 

Tutto dipende dalla tonalità del tulipano che scegliamo e che decidiamo di rafforzare con gli elementi accessori della composizione. Tulipani rossi abbinati a tessuti dello stesso colore sono perfetti per composizioni che vogliono trasmettere un senso di passione, amore e sentimento. Tulipani bianchi abbinati a cestini color paglia o a contenitori in stile provenzale sono ideali per matrimoni o per arredare gli spazi interni ed esterni della casa. I tulipani di colore giallo, arancio e viola infine si abbinano perfettamente a composizioni più vivaci, adatte a stemperare la serietà di uffici e aziende piuttosto che per le sale d’aspetto ambulatoriali.

Si capisce quindi come utilizzando colori differenti si riesca a comunicare un messaggio molto preciso capace di mandare specifici messaggi e di avere un significato molto particolare.

Da: giardinaggio.it

 

 

da Luna e Sol 🙂

… appena sfornate, ecco le nostre cards 🙂

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gattofrecciafinal

Queste e tante altre cards per la Festa della mamma cliccando qua e qua

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Ancona, la ma città, si è svegliata dal suo letargo invernale e l’ha fatto alla grande come ben mostra questo brevissimo video fatto in una mia passeggiata alla Mole Vanvitelliana in occasione dell’annuale “Flower Show”.

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La Mole era bellissima con tutti quei colori ed ho anche potuto ammirare dall’alto, lungo il camminamento che circonda le mura (non sempre accessibile al pubblico), il panorama ma da un altro punto di vista…quello del cavallo! 😀

 

 

 

 

 

da Luna e Sol

… a tutti voi 🙂

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pasq3

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Notre Dame (1967)

“Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre?”

ISABEL ALLENDE

 

Inge Look

Inge Look

“Le persone creative non temono le barriere, non hanno confini, né regole. Le persone creative viaggiano libere nello spazio e nel tempo ed in tutto questo vagare ascoltano storie, vivono i paesaggi, si riempiono di colori, conoscono gente, stringono amicizie……”

Fonte: Le donne del filo

che fra uova di cioccolato e colombe vi augurano una dolcissima Pasqua 😀

 

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