Sirene : un sogno, un’ illusione…

Sirena
Sirena, la leggendaria sirena di Guam, era un tempo una giovane ragazza che viveva nella regione di Agana vicino al fiume Minondo dove fresche acque di sorgente che dividono la città di Agana incontrano l’oceano alla foce del fiume.
Amava molto l’acqua ed era solita andare a nuotare nel fiume ogni volta che poteva rubare un momento dai suoi doveri per soddisfare la sua più grande passione.
Un giorno fatale, la mamma di Sirena la mandò a prendere gusci di noci di cocco da usare al posto del carbone per la stufa.
Sirena però, dimentica dell’ora e dei suoi doveri, non potè resistere alla tentazione delle fresche acque del fiume.
Là nuotò a lungo, mentre la sua mamma la chiamava con impazienza.
La madrina di Sirena si trovava per caso a visitare quel posto, e mentre la madre di Sirena adirata con lei la malediceva con queste parole: “Siccome ami l’acqua più di ogni altra cosa, allora dovresti diventare un pesce” la madrina subito disse:”Rimanga però umana la parte di te che mi appartiene”.
Sirena non tornò mai più a casa, perché avvertendo una strana sensazione mentre nuotava, scoprì presto che dalla vita in giù era diventata in parte pesce.
Sua madre, pentitasi della sua maledizione, non potè però disfarla.
Sirena, dicendo addio ai suoi cari, nuotò fin nell’oceano Pacifico. Dalla sua sparizione i marinai hanno testimoniato di averla vista in diverse parti del mondo. Un marinaio dice di averla vista prendere il sole su uno scoglio di un isoletta oceanica. Secondo alla leggenda, potrebbe essere catturata solo con una rete di capelli umani.

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Pensieri, aforismi, citazioni…come vengono.

Le poesie hanno gambe da centometrista.

Le poesie
In fondo
Non esistono.
Esattamente come gli dei, i fantasmi, gli angeli
O gli alieni.

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Le poesie
Hanno gambe da centometrista
Sotto cuori troppo emotivi
Per resistere e
Vedere il traguardo
e vincere,
Sotto stomaci disorientati e fin troppo sensibili
Al dolore
D’ulcera
D’un mondo
Sovente in preda a se stesso.

Le poesie
Hanno orologi stralunati
Capaci di contare ricordi soltanto.
Nessuna ora,
Nessun secondo,
Solo momenti violenti,
Ben più violenti di qualsiasi
Concetto
Di presente
Passato
O futuro.

Le poesie
Hanno pochi occhi complici disposti a guardarle
Negli occhi.
Conoscono le recite a memoria
Di bambini che ne studiano
I motivi
(come se una poesia potesse mai avere un motivo)
In piccole aule dai lunghi inverni sui muri,
Abbandonati alla didattica del nessun amore
Di insegnanti
Incapaci
Di poesia
E per questo così puntuali
Nel pretendere la santissima inutile
Devozione
Da premio – voto, premio – bene, premio –male.

Le poesie
In fondo
Non esistono.
Esattamente come gli dei, i fantasmi, gli angeli
O gli alieni.

E se esistono sono illusioni
Proprio come i fantasmi, gli angeli, gli alieni
L’amore eterno o gli dei.

Illusioni
Che rubano umori, sogni, dita, tasti
E sterminati scenari notturni
di sublime gioia
O terribile disfatta.

Le poesie
non muoveranno
O fermeranno mai alcun esercito.
E non per etica o morale,
no:
Semplicemente perché
Troppo disinteressate
Ai fatti ed alle copertine dell’umana coscienza.

Le poesie
Siamo noi

Siamo noi
Finché non cediamo del tutto
All’esigenza
Di un segno preciso,
Di un titolo,
Di un senso

Di un libro di istruzioni

O
di un commento.

( Simone bc)

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