agosto 2007


Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.

Marcel Proust

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BALENE (cliccare)

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Dio aveva già creato tutto il mondo, con montagne e laghi, con foreste, savane e deserti. Aveva anche creato tutti gli animali e le piante, ma mancava ancora l’uomo. Allora si recò nella savana e scavò due buchi nel suolo. Ed ecco che, dopo qualche istante, dal primo buco uscì un uomo e dal secondo una donna.

Erano il primo uomo e la prima donna che fossero mai esistiti e non conoscevano proprio nulla. «Che cosa dobbiamo fare?» domandarono a Dio. Il Creatore rispose: «Dovete zappare la terra e seminarvi il miglio.

Poi costruitevi una capanna per ritirarvi a dormire».«E che cosa mangeremo?» chiesero ancora i due.«Quando il miglio sarà cresciuto, ne macinerete i semi e li farete cuocere. Quello sarà il vostro cibo» disse Dio. L’uomo e la donna cominciarono a zappare la terra e a seminarvi il miglio.

Ma a ogni momento si fermavano, si asciugavano il sudore e brontolavano: «Oh, che fatica zappare la terra! Che lavoro duro!» Comunque sia, alla fine il miglio fu seminato e, poiché si era all’inizio del tempo, in breve germogliò e si trasformò in tante spighe mature.

L’uomo e la donna avevano fame, ma erano troppo pigri per accendere il fuoco e far cuocere il miglio, così lo mangiarono crudo. Poi ebbero sonno e si consultarono: «E’ inutile costruire una capanna. Nella foresta ci sono tanti alberi, e su un ramo dormiremo benissimo senza , dover faticare!»

Quando Dio li vide placidamente addormentati su un albero, s’infuriò. Chiamò una scimmia maschio e una scimmia femmina, quindi diede loro le stesse istruzioni che aveva dato agli uomini. Le scimmie si misero subito al lavoro. Seminarono il miglio e costruirono una bella capanna. Poi accesero il fuoco, macinarono i semi delle spighe e li misero a cuocere, ottenendone profumate pagnotte. Alla fine andarono a riposare nella capanna.

Quando Dio il Creatore vide ciò, fu molto soddisfatto. Chiamò le due scimmie e staccò loro le code, quindi disse: «Siate uomini!» Poi chiamò l’uomo e la donna e attaccò sul fondo della loro schiena le code delle scimmie, dicendo: «D’ora in poi, siate scimmie!»

Così avvenne che da allora le scimmie, trasformate in uomini, abitarono nelle case, mentre i veri primi uomini continuano a dormire sugli alberi.

Portati dietro un sorriso e un sospiro: li userai.
da: Regala una stella

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The Railroad, Edouard Manet, 1872

Tanti sono rientrati dalle vacanze e si vedono musi lunghi e si sentono racconti e lamenti per il ripreso trantran 050120_bad_gamer.gif…ed io che quest’ anno non ho avuto delle vere vacanze pensavo ai lamenti altrui appena raccolti e sognavo…

Sognavo le mie vacanze al mare, che non erano finite come quelle degli altri…ed erano bellissime spiaggie, ed un mare azzurro e pieno di pesci coloratissimi, e perchè non mancasse nulla del meglio, un mare pieno di bolle come quelle dell’idromassaggio ma blu….il massimo! 😀 … e mi beavo con le mie vacanze lunghe….

Alla fine mi sono fatta trasportare ed ho finito per mettere nel mio televisore una cartolina con gifs e piena di bolle… colorate, un pò finta, ma sono le mie vacanze 😀

…se i miei vedessero icon9.gif… mi manderebbero sicuramente a riposare shocking.gif….speriamo al mare 😀

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Beh…per darvi la BUONA NOTTE …scelgo il meglioooo anche io…! 😀

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Aracne è una figura mitologica narrata da Ovidio nelle “Metamorfosi”, ma che pare sia d’origine greca.

Aracne abitava a Colofone, nella Lidia. Suo padre, Idomeneo, lavorava come tintore. La ragazza era abilissima nel tessere, tanto che la gente diceva che avesse imparato da Pallade Atena, mentre lei affermava il contrario, ovvero che la dea avesse imparato da lei. Ne era tanto sicura, che sfidò la dea a gareggiare con lei.

Una vecchia si presentò ad Aracne, suggerendole di ritirare quanto aveva detto, per evitare l’ira della dea. Quando lei rispose sgarbatamente, la vecchia uscì dal suo travestimento rivelandosi come la dea Atena: la gara ebbe così inizio. Aracne scelse come tema della sua tela gli amori degli dei; il suo lavoro era perfetto, ironicamente descriveva le astuzie usate dagli dei per raggiungere i loro fini. Atena si adirò, stracciò la tela e colpì Aracne con la sua spola.

Aracne, in preda alla disperazione, si impiccò; ma la dea non era soddisfatta e trasformò la ragazza in un ragno, costringendola e filare e tessere per tutta la vita.

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Le filatrici (La favola di Aracne)
Diego Velázquez, 1657 ca.
Madrid, Museo del Prado

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