sabato, 13 ottobre 2007


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(Edward Araya Tzeggay)

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LA CANZONE DEGLI UOMINI

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Quando una donna, di una certa tribù africana,
sa di essere incinta, si addentra nella selva
con altre donne e insieme pregano e meditano
fin quando appare la “canzone del bimbo”.

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Quando il bimbo nasce, la comunità si riunisce
e gli canta la sua canzone.

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Ben presto, quando il bimbo comincia ad essere educato,
il popolo si riunisce e gli cantano la sua canzone.
Quando diventa adulto, la gente si riunisce nuovamente e canta.
Quando arriva il momento del suo matrimonio
la persona ascolta la sua canzone.

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Finalmente, quando la sua anima sta per andarsene da questo mondo,
la famiglia e gli amici gli si avvicinano e,
alla maniera di quando nacque,
cantano la sua canzone per accompagnarlo nel “viaggio”.

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In questa tribù dell’Africa c’è un’altra occasione nella quale gli Uomini cantano la canzone.

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Se in alcun momento della vita la persona commette un crimine
o un atto sociale aberrante, lo conducono fino al centro della tribù
e le persone della comunità formano un circolo attorno a lui.
E allora gli cantano la sua canzone.

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La tribù riconosce che la correzione
di condotte anti-sociali non è il castigo;
è l’amore e la memoria della sua vera identità.

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Quando riconosciamo la nostra propria canzone
non ci viene voglia ne’ necessità di pregiudicare nessuno.

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I tuoi amici conoscono “la tua canzone”
e te la cantano quando la scordi.
Quelli che ti amano non possono essere ingannati
dagli errori che hai commesso
o per i lati oscuri che mostri agli altri.
Loro ti ricordano la tua bellezza quando ti senti brutto;
la tua totalità quando ti senti straziato;
la tua innocenza quando ti senti in colpa
ed i tuoi propositi quando ti senti confuso.

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Tolba Phanem (poetessa africana, impegnata nella difesa dei diritti civili delle donne)

🙂

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Il rumore di un bacio non è forte come quello di un cannone, ma il suo eco dura molto più a lungo.

(Oliver Wendell Holmes)