Racconto di Grazia Deledda

Autunno nella tanca


L’autunno era straordinariamente mite e dolce nella tanca. Il cielo s’era rasserenato, assumendo quella dolcezza tenera, inesprimibile, del cielo dell’autunno sardo.
Negli orizzonti lontani, negli sfondi un po’ lattiginosi, pareva ci fosse il mare; in certe sere l’orizzonte diventava tutto d’un roseo latteo madreperlaceo, con qualche nuvola d’un azzurro pallido che sembrava una vela navigante. Sulle chiarità del cielo il bosco si disegnava con una tinta cupa e umida: le foglie non cadevano che dai cespugli, ma qualche quercia, smarrita nella vastità della tanca, cominciava ad indorarsi, e l’erba tenera e fitta cresceva ricoprendo le stoppie brune; qualche fiore selvatico, specialmente vicino all’acqua, apriva i melanconici petali violetti.
E il sole spandeva tepori grati in ogni cantuccio, sulle macchie, sui muri, sulle rocce; e in quella dolcezza di sole, sotto il tenero cielo, con i suoi prati d’erba breve e fina, la tanca sembrava sempre più vasta, sconfinata, con i limiti perduti in riva ai placidi mari dell’orizzonte.

Da : www.reportonline.it

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