venerdì, 16 gennaio 2009


C’è una vecchia filastrocca per bambini che parla di un gatto col violino, di una mucca che salta sulla luna, di un cane che ride nel vederli e di un piatto che fugge via col cucchiaio.
Sembra un raccontino senza senso, inventato per far divertire i più piccini, in realtà si ispira a una figura assai più antica: quella del gatto col violino, ricorrente da millenni in fiabe e racconti, che, come tante altre storie che riguardano i gatti, risale all’antico Egitto. Quando il gatto, sacro alla dea Iside, veniva raffigurato con lo strumento sacro alla dea: il sistro. Si tratta di un piccolo strumento in metallo costituito da una specie di archetto attraversato da sbarrette mobili e dotato di un’impugnatura. Nelle cerimonie sacre veniva agitato in modo che le sbarrette urtando tra di loro producessero un suono caratteristico e molto suggestivo. Il sistro era spesso ornato con l’effige di un gatto. Poi i tempi sono cambiati e con lui gli strumenti musicali, il sistro è caduto in disuso ma in compenso è apparso uno strumento che aveva un aspetto (per quanto un funzionamento completamente diverso) assai simile: il violino, appunto.

Da: http://www.idag.it

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ECCO UNA FILASTROCCA

Ecco una filastrocca un po’ pazza e molto sciocca.
Ho visto coi miei occhi saltare sulla Luna
Una mucca mezza bianca e mezza bruna,
Un cane che rideva, un gatto col violino
E un piatto che ballava insieme a un cucchiaino.

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smiles_2041 Dopo le grandi nevicate delle settimane scorse e nonostante il sole qua in Piemonte, a Carmagnola per l’esatezza, si va avanti con un freddo tremendo  come mai prima nei tanti inverni passati qua io abbia “goduto” smiles_2034 … e abbiamo ancora tutta la neve dei giorni scorsi, che diventata ormai ghiaccio se le cose non cambiano ci durerà una vita e continuerà a raffreddare ulteriormente la temperatura ambientale… chevelodico.gif

Mentre continuo ad aggiungere maglioni a maglioni mb13wn0.gif senza riuscire a riscaldarmi scopro oggi per la mia gioia che noi, fortunati carmagnolesi, ormai abbiamo il privilegio di vivere in quella che la Stampa di Torino definisce in un articolo di Daniele Cat Berro, la Siberia del Piemonte… shockato02nq7

Non trovando in rete l’articolo della Stampa perchè di cronaca di Torino non mi rimane che provar a riscaldarmi mentre ve lo riporto qua…

E’ Carmagnola la Siberia piemontese di Daniele Cat Berro

E’ esperienza comune che faccia più freddo in montagna che in pianura: un’osservazione forse banale, dirà qualcuno. Ma non sempre è così. In inverno, se il cielo è sereno e non c’è vento a rimescolare l’atmosfera, di notte il suolo si raffredda velocemente e l’aria fredda -più densa e pesante- si accumula in pianura e nei fondovalle, dove può ristagnare per diversi giorni insieme a nebbia e inquinamento. Così in cima ad una collina la temperatura può anche essere di 10 gradi più elevata rispetto alla pianura.

Si chiama inversione termica, un fenomeno che stupisce sempre, ma che è molto più comune e normale di quanto si pensi. Se il terreno è coperto di neve, come in queste settimane, l’effetto è perfino più evidente, perché in questo caso il terreno esposto al cielo stellato si raffredda ancora di più. Ecco il motivo di tanto gelo in pianura nei giorni scorsi e dei meno 15 gradi registrati ieri a Carmagnola. Mentre su colline e montagne già si respirava aria meno rigida, al piano si è formato un vero e proprio “lago” di aria fredda, invisibile se non ai termometri.

In Piemonte la pianura a Sud di Torino è particolarmente soggetta a questi intensi raffreddamenti invernali, ma lo sono anche l’altipiano di Poirino, il Chivassese, le valli ombrose incastonate tra i colli delle Langhe e del Monferrato, la campagna alessandrina. Spesso è la zona intorno a Carmagnola ad essere la più fredda in assoluto. Nel febbraio 1956, durante una delle ondate di gelo più intense del Novecento in Italia, si misurarono 26 gradi sotto zero a Lombriasco (località a 5 o 6 chilometri di Carmagnola), valore termico più gelido rilevato a bassa quota in Piemonte dacché sono in funzione gli strumenti metereologici.

Chissà a quanto si sarà scesi nel terribile gennaio del 1709, quando a San Mauro si attraversava il Po ghiacciato con i carri e il fusto degli alberi scoppiava sotto l’azione del gelo… Forse a meno 30, ma purtroppo a quei tempi non c’erano ancora termometri che potessero documentarlo.

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I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.

(Pablo Picasso)