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E finiamo con: BURLAMACCO e PIERROT

BURLAMACCO

 

Il BURLAMACCO è il ‘logo’ del Carnevale di Viareggio ma è generalmente considerata l’ultima maschera italiana.

Fu dipinto sul manifesto del Carnevale 1931, da Uberto Bonetti che ne fu anche l’ideatore del nome.

E’ un pagliaccio con un insieme d’indumenti propri delle maschere italiane della Commedia dell’Arte: una tuta a scacchi biancorossi suggerita dal vestito a pezzi di Arlecchino, un ponpon da cipria rubato dal camicione di Pierrot, una gorgiera bianca e ampia alla Capitan Spaventa, un copricapo rosso a imitazione di quello in testa a Rugantino, un mantello nero svolazzante, tipico di Balanzone.

Il nome Burlamacco fu suggerito a Bonetti da Buffalmacco, pittore fiorentino e personaggio del Decamerone. Bonetti sostituì la radice “buffa” con “burla”; ma l’idea gli dovette arrivare anche dal cognome lucchese Burlamacchi, già utilizzato per il canale del porto, il Burlamacca.

Fonte: Web

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PIERROT

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La maschera di Pierrot nasce in Italia verso la fine del Cinquecento.

Il nome di Pierrot è un francesismo che deriva dal personaggio italiano della Commedia dell’Arte Pedrolino, uno dei primi Zanni, interpretato, nella celebre Compagnia dei Gelosi, da Giovanni Pellesini, alla fine del ‘500.

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Zanni dei Gelosi

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Il nome di Zanni, come Zuan, è una versione veneta del nome Gianni, un nome molto diffuso nel contado veneto-lombardo da dove venivano la maggiorparte dei servitori dei nobili e dei ricchi mercanti veneziani.
Lo Zanni è un personaggio fra i più antichi della Commedia dell’Arte, ma ben presto lasciò strada a servitori che divennero più importanti con nomi propri che li distinguessero tra loro nel corso della storia della commedia dell’arte quindi nacquero i primi zanni (servi astuti) come per esempio Brighella; i secondi zanni (quelli sciocchi) molto più famosi a causa della bravura degli attori che li rappresentavano e l’impatto che avevano sul pubblico fra questi vanno citati Arlecchino, Pulcinella. Prima di sdoppiarsi nelle due tipologie di servo furbo e sciocco, Zanni era un personaggio a sè stante e che viveva di vita propria.
(Da:/it.wikipedia.org/wiki/Zanni)

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Ma torniamo alla nostra maschera: la pigrizia gli impedisce di muoversi come gli altri personaggi della Commedia, è sicuramente il più intelligente dei servi, svelto nel linguaggio, critica gli errori dei padroni e spesso finge di non capire i loro ordini, anzi li esegue al contrario, non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. E’ furbo ma sentimentale, l’unico personaggio che, a un piatto di minestra, preferisce una romantica serenata eseguita sulla mandola, sotto le finestre della sua bella. Forse anche per questa ragione è pallido e languido e, spesso, una lacrima gli scende sul viso.
Il personaggio fu portato in Francia, dove entrò a far parte dei repertori delle Compagnie francesi con il nome di Pierrot, grazie all’apporto di Giuseppe Geratoni che per primo lo introdusse nel 1673; ma il primo grande Pierrot fu ancora un italiano, Fabio Antonio Sticotti (1676-1741).

Gli Sticotti reinventarono e diedero nuova vita a questo personaggio adattandolo al gusto dei francesi e poi del pubblico delle corti europee, infatti, nella versione francese, Pierrot perse le caratteristiche di astuzia e doppiezza, proprie dello Zanni, per diventare il mimo triste innamorato della luna, quello che compare con il nome di Gilles nel celebre quadro di Antoine Watteau.

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Il mimo Jean-Gaspard Debureau (1796-1846), rappresentò il Pierrot ottocentesco dal 1826 al Théâtre des Funanbules. La vita di Debureau ispirò al regista cinematografico francese Marcel Carné il personaggio di Gaspard del film ‘Les enfants du Paradise’. Debureau definì le caratteristiche che in seguito ne definirono l’iconografia: un ampio abito bianco con bottoni neri e un piccolo cappello nero sul viso dipinto di bianco.

Da: http://www.nonsolocittanova.it

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Les Enfants du Paradis (Chapter 4 “Witness)

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E così, eccoci arrivati alla fine di questa veloce carrellata delle nostre maschere che hanno sempre divertito e spero continueranno ancora a farlo con la loro semplicità e bonaria ironia.

Ho voluto concludere con Pierrot perchè è la maschera che, dopo Arlecchino la mia preferita da bambina, è quella che mi ha sempre affascinato di più…così eternamente sognante e malinconico.

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Si continua la carrellata delle maschere italiane con : Maschere del Carnevale sardo