No, tranquilliii ! 🙂 Non è uno dei tanti viaggi organizzati e, per la verità, non è neppure un viaggio. 😮

E’ solo che mi sono andata a cercare sul web qualche notiziola su quest’isola e sui misteri che tuttora l’avvolgono… unsure.gif

E’ Pasqua…e sarebbe bello essere proprio sull’Isola di Pasqua 😀 ma non potendo nella realtà…ci andiamo leggendo di “teste di pietra”, di “orecchie lunghe”, di “orecchie corte”…addentrandoci nei misteri dell’ “ombelico del mondo”. 😉

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In molti mappamondi e atlanti geografici l’Isola di Pasqua, Rapa Nui, appartenente al Cile, nemmeno appare. Eppure, questa isoletta insignificante di appena 162 kmq è uno dei luoghi più famosi del mondo in materia di misteri. Fu scoperta nel 1686, ma solo nel giorno di Pasqua del 1722, l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, ebbe il coraggio di sfidare i bellicosi indigeni con un’esplorazione vera e propria; sull’isola c’erano enormi teste in pietra, i “MOAI”, considerati dagli indigeni con grande disprezzo.

Attualmente ve ne sono circa 600. Più della metà, al momento della scoperta, erano stati rovesciati, altri giacevano incompiuti nelle cave. Si ritiene che un gran numero di MOAI siano stati gettati in mare o distrutti dagli indigeni e in tempi recenti altri siano stati rubati. Quel che oggi rimane in piedi della schiera di MOAI, nella loro posizione originaria, si erge con le spalle al mare e guarda verso l’interno dell’isola. Le sculture più grandi, alte 20 metri, sono rimaste incompiute e giacciono nelle cave del vulcano Rano Kao, tuttora circondate dagli utensili necessari alla loro realizzazione. Riproducono quasi ossessivamente lo stesso modello (forse un antenato divinizzato) e originariamente erano dotati di un copricapo rosso. L’isola stessa è un mistero impenetrabile: come hanno fatto gli indigeni a raggiungere un luogo così lontano con strumenti di navigazione tanto primitivi?

 

La popolazione del luogo considerava l’isola “TE PITO TE HENUA” (l’ombelico del mondo) in quanto ritenevano di essere tutto ciò che restava al mondo in termini di sopravvissuti e di terre emerse, dopo il diluvio e la distruzione universale.

 

Sperduta nell’Oceano Pacifico, l’Isola di Pasqua nasconde, un grande numero di misteri e forse molti non sarebbero tali se, nel 1862, i trafficanti di schiavi peruviani non avessero deportato gran parte dei suoi già scarsissimi abitanti.

Quando infatti si cominciò a studiare l’isola da un punto di vista antropologico e storico, la sua struttura sociale era completamente distrutta e l’origine della sua scrittura dimenticata insieme a quella degli affascinanti “MOAI”, i grandi volti di pietra.

 

Tutte le informazioni che ora possediamo sull’isola giungono da una tradizione ormai confusa e contraddittoria. Secondo gli isolani superstiti, nell’isola abitavano due differenti razze: le “Orecchie Lunghe”, che provenivano dall’est, e le “Orecchie Corte”, che venivano dall’ovest.

Le Orecchie Corte erano sottoposte alle Orecchie Lunghe, finché, in una data situabile tra il 1680 e il 1774, le Orecchie Corte si ribellarono, massacrarono le Orecchie Lunghe e abbatterono gran parte dei MOAI.

 

 L’isola dei misteri 

 Chi erano le Orecchie Lunghe e le Orecchie Corte? Con ogni probabilità provenivano da aree diverse del Pacifico e appartenevano a ceppi etnici differenti; ma perché si erano rifugiati proprio in quella piccola isola e come mai erano rimasti così in pochi? Chi aveva edificato i MOAI, a che scopo e con che mezzi?

La scultura dell’isola di Pasqua può essere divisa in tre periodi di cui il primo, forse, inizia intorno al 300 d.C. Allora l’architettura era caratterizzata da statue di media grandezza e osservatori solari.

I “testoni” (secondo periodo) cominciarono ad apparire intorno al 1100; erano, e sono tuttora, appoggiati su piattaforme chiamate “AHUS”, spesso costruite con pietre ricavate abbattendo gli osservatori (il terzo periodo è associato con il culto di un dio uccello, rappresentato in diverse piccole sculture di legno e di pietra).

Il MOAI più grande è alto venti metri e pesa circa 82 tonnellate: come poteva un popolo assai poco sviluppato tecnologicamente costruire simili colossi? Per quanto riguarda la scrittura (chiamata Rongo – Rongo, costituita da simboli e mai decifrata), perché presenta sconcertanti analogie con i segni che compaiono su certi antichi sigilli ritrovati in Pakistan?

Inutile dire che questi misteri hanno scatenato la fantasia di molti.

Per alcuni l’Isola di Pasqua avrebbe fatto parte del continente MU, e sarebbe stata collegata ad Asia e Americhe da immense GALLERIE. Dopo che MU si inabissò nelle acque del Pacifico, i sopravvissuti (appartenenti, appunto, a vari ceppi etnici) vi sarebbero rimasti isolati. E la loro scrittura sarebbe proprio la stessa usata nella valle dell’Indo, in quanto MU costituiva una specie di ponte sul Pacifico, come ATLANTIDE lo costituiva sull’Atlantico.

In realtà qualche enigma dell’isola di Pasqua è stato svelato: nel 1955 l’esploratore Thor Heyerdahl riuscì a mettere in piedi un MOAI in diciotto giorni, con l’aiuto di dodici nativi e, come unici strumenti, tronchi e pietre.

E’ dimostrato, dunque (ma non è detto che sia successo realmente), che anche la modesta tecnologia locale avrebbe potuto realizzare quelle opera imponenti

 

Da: http://www.cerchinelgrano.info

 

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I misteri dell’isola di Pasqua