marzo 2010


Oltre a divertirmi a preparare qualche nuova card che troverete nella nostra Gallery di Pasqua, ho gironzolato un pò sul web ed ho trovato notizie di tradizioni davvero interessanti che si tramandano a Pasqua in paesi più o meno vicini a noi.

Per ora mi sono fermata in Gran Bretagna e quindi… 🙂

Nel Regno Unito, una delle cerimonie più vive è quella del Giovedì Santo, giorno dedicato all’attività caritativa e si svolge secondo un rituale tradizionale.

A Londra, l’uso del Royal Maundy Gifts, è ricordato nell’abazia di Westminster dove vengono donate ai poveri borse di denaro. Le borse, vengono distribuite dal sovrano su di un vassoio d’argento, dopo la cerimonia religiosa.

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Per saperne di più… andate a questo link (in inglese)

http://www.yeomenoftheguard.com/maundy_service.htm

Il Venerdì Santo vive ancora l’usanza degli hot-cross buns dolci, di antichissima tradizione, che un tempo si usavano mangiare come protezione contro il fuoco. Nel pub di Londra chiamato “Il Figlio della Vedova” si conservano quasi duecento esemplari di questi dolci, secondo quanto descritto da una leggenda: “una vedova che attendeva il figlio marinaio disperso in mare non volle mai disperare e continuò ogni anno a cuocergli gli hot-cross buns.

Ora la casa della vedova è un pub, appunto “The widow’s son”

e a Pasqua il proprietario prepara le focaccine e le vende ai clienti devolvendo parte del ricavato alla Società Britannica dei Marinai.

Questi dolcetti sono delle brioches fatte con la cannella e uvetta sulla cui superficie vi è una croce di glassa, a ricordare la passione di Cristo.

Si tratta di una ricetta antichissima a cui nei secoli sono state attribuite una serie di proprietà magico-terapeutiche (i buns sfornati di Venerdi Santo –che secondo la leggenda non ammuffivano- appesi al soffitto della cucina venivano conservati come porta-fortuna fino alla Pasqua seguente e ridotti in polvere venivano usati per curare ogni genere di malanno).

Rete appesa al soffito del pub con gli hot cross buns degli anni precedenti.

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INGREDIENTI (dosi per 12 buns)

* 180 ml latte
* 1 bustina da 7 g di lievito di birra secco (o 21 g di lievito fresco)
* Mezzo cucchiaio di zucchero

* 500 g di farina (possibilmente una farina di forza)
* 50 g zucchero di canna fino
* 1 cucchiaino di cannella in polvere
* Un pizzico di chiodi di garofano in polvere
* Un pizzico di noce moscata
* Mezzo cucchiaino di sale
* La scorza grattugiata di un limone
* 50 g burro ammorbidito a temperatura ambiente
* 2 uova
* Una manciata di uva sultanina

Per lucidare i buns:

* 1 uovo
* Un cucchiaio di latte

Per la glassa

* 60 g. di zucchero a velo
* 1 cucchiaio di latte

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Riscaldare il latte e quando è tiepido unire il lievito, il mezzo cucchiaio di zucchero e lasciar riposare per 10 minuti.

Nel frattempo in una ciotola mescolare farina, zucchero di canna, spezie sale e scorza di limone.

Trascorsi i dieci minuti aggiungere alla farina il latte lievitato. Aggiungere gradualmente le uova, lasciando incorporare bene ogni uovo all’impasto prima di aggiungere l’altro.
Infine unire il burro e lavorare bene il tutto fino ad avere un impasto liscio ed elastico. Per ultima unire l’uva sultanina.

Mettere l’impasto in una ciotola leggermente unta, coprire con della pellicola trasparente e lasciar lievitare in luogo tiepido per 1-2 ore o fin quando l’impasto raddoppia.

Trascorso questo tempo “sgonfiare” la pasta lievitata e dividerla in 12 pezzi uguali. Riporre i buns ben distanziati su di una teglia foderata di carta forno e lasciarli lievitare ancora per 30 minuti fino al raddoppio.

Pre-riscaldare il forno a 200?C.

Spennellare i buns con l’uovo sbattuto insieme al latte. Con un coltello leggermente imburrato incidere una croce sulla superficie di ogni bun ed infornare il tutto per circa 15-20 minuti (o fino a quando sono cotti e belli dorati).

Per la croce di glassa mescolare lo zucchero a velo col cucchiaio di latte fino ad avere una glassa consistente. Con la tasca da pasticcere disegnare una croce di glassa sul taglio di ogni bun, lasciar asciugare e servire.

Per la ricetta : http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=36872

Altre versioni degli Hot cross burns – (da Wikipedia)

Nel Stati Uniti, gli Hot cross buns a volte includono cedro candito in aggiunta all’ uvetta o ribes.

Sia in Australia che in Nuova Zelanda recentemente è diventata popolare una versione al cioccolato del panino. In genere contengono la stessa miscela di spezie, ma vengono utilizate le gocce di cioccolato al posto dei ribes. Ciò è dovuto alla stretta associazione tra Pasqua e cioccolato, o semplicemente per l’amore del cioccolato in generale.

Hot Cross cecoslovacco, chiamato Mazanec

Nel Repubblica Ceca, Mazanec è un dolce simile o pane dolce mangiato a Pasqua. E’ spesso segnato da una croce sulla parte superiore.

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C’è anche una filastrocca intitolata Hot Cross Buns che i bambini anglosassoni imparano a memoria nel periodo pasquale e durante la primavera che fa più o meno così:
Hot cross buns!
Hot cross buns!
One a penny,
Two a penny,
Hot cross buns!
If you have no daughters,
Give them to your sons;
One a penny,
Two a penny,
Hot cross buns!

In fine, un’altra usanza è quella di far rotolare le uova colorate su di un prato o lungo una strada, fino a quando tutti i gusci non siano stati spezzati.

Nel Regno Unito la tradizione di far rotolare le uova decorate giù per una collina erbosa risale a centinaia di anni fa ed è conosciuta come “pace- egging”, dall’inglese antico Pasch che significa Easter (Pasqua).

E nel Lancashire c’è una competizione annuale molto famosa delle “uova che rotolano” nel Avenham Park a Preston.

C’è una vecchia leggenda del Lancashire che dice che i gusci rotti delle uova devono essere schiacciati per benino dopo finita la corsa o essi saranno rubati ed usati come barche dalle streghe.

Ma la Egg rolling, o la Easter egg roll è una gioco tradizionale che si fa con le uova a Pasqua.  Nazioni differenti hanno differenti versioni del gioco, generalmente fatto con uova sode decorate.

Anche negli Stati Uniti, la Easter Egg Roll è un evento annuale, e si tiene sul  White House lawn ogni  Easter Monday per i bambini ed i loro genitori.

Dolley Madison, la moglie del  Presidente James Madison, diede inizio all’evento nel 1814 e centinaia di bambini portarono le loro uova decorate per unirsi al gioco.

Egg roll on the White House lawn, 1929

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The 2007 White House Easter Egg Roll.

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Washington 2009

Il tempo è passato…ma 70 anni non si direbbero proprio ! 🙂

Beh…è che sono un pò di parte, 😮 le tue canzoni sono state la colonna sonora dei miei 20 anni… 😀

E mi hanno sempre accompagnato… finchè ieri è diventato oggi. 🙂

Non credere – Mina (cantata in “Ieri e oggi” del 1969) 😀

…C’è chi resta nella tua vita per una stagione,
perchè è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Ti porta un’esperienza di pace o ti fa semplicemente ridere.
Può insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Spesso ti dà un’incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma è solo per una stagione!…

(Paulo Cohelo)

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Domani sarà primavera e già ci sono tutti i segnali guardando fuori…

Ma come in ogni cambiamento, c’è forse un pò di malinconia per quello che lasciamo alle spalle, per quello che abbiamo comunque vissuto e che ora potrebbe non essere più lo stesso.

C’è forse un pò di paura che nella nuova “stagione” molte cose si perdano anche se poi potrebbe esserci una rinascita, una primavera…piena di colori.

Ma ancora abbiamo negli occhi gli alberi spogli dell’inverno che ci hanno tenuto compagnia fino ad ora e che ci hanno protetto con le loro “braccia” scarne, prive di foglie e dell’allegria dei fiori, ma tenaci.

Malinconia – Riccardo Fogli

19 marzo –

San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria .

Questa celebrazione ha profonde radici bibliche; Giuseppe è l’ultimo patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l’umile via dei sogni. Come l’antico Giuseppe, è l’uomo giusto e fedele (Mt 1,19) che Dio ha posto a custode della sua casa. Egli collega Gesù, re messianico, alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall’Egitto, rifacendo il cammino dell’Esodo. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale e Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone romano. (Mess. Rom.)

Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.

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Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII  nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe,  se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto.  Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio.

Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio.  Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo.

Tratto dallo scritto di Maria Di Lorenzo pubblicato su:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20200

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…sia da bambini che da grandi,  chi non ha mai detto…

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.da Luna e Sol

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