novembre 2011


Secondo un recente sondaggio dell’Università di Reykjavík, l’80% della popolazione islandese non esita a credere nell’esistenza di spiriti che si celano al modo umano e uno degli ultimi censimenti dice che in Islanda c’è un elfo ogni 500 abitanti, tant’è che qui fate ed elfi vivono in casette costruite apposta per loro.  Molti islandesi si pongono la domanda se gli elfi esistano seriamente o no, per molti è una sensazione naturale la loro esistenza, non hanno bisogno di prove visive. Le statistiche indicano chiaramente che la maggioranza della popolazione crede negli elfi ,generalmente descritti come creature dell’aspetto umano che proteggono i loro habitat nella roccia, o comunque non sono disposti a negare la loro esistenza. La cantante islandese Bjork, sostiene che i produttori delle case discografiche, quando cercano nuovi volti, preferenziano gli artisti che credono nelle creature invisibili e spesso scritturano solo quelli. Ella sostiene che la natura sia più forte dell’uomo ed è fortemente convinta che esista una relazione tra l’uomo e certi spiriti.

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Eccovi un’altra fiaba islandese sulla nascita di queste creature fatate.

LA NASCITA DEGLI ELFI

Un giorno il buon Dio, travestito da viandante, bussò alla porta di una piccola casa e chiese ospitalità. Venne accolto e gli venne offerto persino il letto, l’unico che possedevano. Si trattava di una famiglia numerosa e i genitori erano così poveri che non avevano di che vestire i figli. Padre e madre si vergognavano di ciò e presentarono allo straniero solo la metà dei loro figli. Dio li trovò amabili e chiese alla madre se ne avesse altri oltre a quelli. La donna rispose di no. Naturalmente il buon Dio sapeva benissimo che aveva altri figli e domandò ancora: “Mia buona donna, mi hai davvero presentato tutti i vostri figli?”. “Certamente – mentì la donna sorridendo –Non sono forse abbastanza?”. Dio si accontentò di questa risposta e si sedette a tavola per la cena con i genitori e la metà dei loro figli. Notò che quella famiglia era molto pia e ringraziava il Signore per il cibo e, nonostante fosse appena sufficiente per loro, lo condivisero con lo straniero. Dio notò con approvazione che tutti i bambini si misero in tasca un po’ di pane secco da portare ai loro fratelli e sorelle nascosti. Il giorno seguente prima di andarsene, Dio disse alla famiglia tanto ospitale: “Ciò che è stato nascosto a me verrà nascosto anche agli occhi degli estranei”. Da quel momento, i bambini nudi diventarono invisibili; i genitori li percepivano e gli altri uomini potevano vederli soltanto quando lo desideravano i bimbi stessi. Dio diede ai bambini dei fiori, con i quali poterono vestirsi, e da allora non patirono più il freddo. Essendo invisibili, dovevano fare attenzione a non essere calpestati, e, per questo, Dio diede loro le ali, affinché potessero spiccare il volo in fretta al minimo pericolo. Quei bambini gli erano molto affezionati e Dio fece loro molti altri doni, che gli uomini comuni non possedevano. Potevano parlare con i fiori e gli animali e trovavano sempre cibo per saziarsi e vivere in buona salute. I bambini invisibili crebbero ed ebbero dei figli, che a loro volta ebbero altri figli. Facevano del bene agli uomini senza farsi vedere, anche se talvolta si divertivano a far loro qualche scherzo. Vivevano nelle grotte, negli alberi, in riva ai fiumi, i più piccoli riuscivano persino ad abitare sulle corolle dei fiori. Gli uomini visibili li battezzarono Elfi. Mentre gli uomini sfruttavano la terra, gli Elfi diventarono gli spiriti della natura e talvolta intervenivano per contrastare le azioni degli uomini irrispettosi verso la natura. Gli elfi si manifestano di rado: non hanno molto spazio sulla terra per eseguire le loro danze e per celebrare i loro riti. Sono sempre in grado di vedere gli uomini; per contro, noi possiamo vedere gli elfi soltanto quando loro stessi lo desiderano. Se un giorno tu dovessi incontrare un elfo, comportati gentilmente con lui e mi raccomando: ricordati di non contrariarlo. Potrebbe anche farti qualche scherzo…

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L’elfo e la pastorella

Un contadino e sua moglie avevano due figlie; la prima, Margherita, ogni estate saliva in montagna per lavorare come pastorella all’alpeggio. Una sera, mentre stava mungendo le mucche, entrò un piccolo elfo e le chiese un po’ di latte. Margherita lo cacciò dopo averlo schiaffeggiato. Il bambino fuggì e raccontò a sua madre cosa gli era successo. L’elfa si incollerì e maledisse la giovane: “Fallirai in tutto ciò che farai!”.

Ben presto tutti notarono come Margherita fosse diventata inetta, tanto che i suoi genitori le ordinarono di lasciare l’alpeggio e mandarono al suo posto la seconda figlia, Elena. Anche lei ricevette la visita dell’elfo. Elena gli diede volentieri il latte e gli permise di berne un po’, invitandolo a tornare ogni volta che l’avesse desiderato. La madre dell’elfo benedisse Elena: “Porterai a termine con successo tutto ciò che intraprenderai!”

Passarono diversi anni. Elena aspettava un bambino. Il giorno in cui nacque il bambino successe un fatto strano: la ragazza che aiutava Elena, entrando nella camera da letto della padrona, trovò due elfi, un uomo e una donna anziana. La vecchia madre elfa fasciò il neonato e lo porse all’uomo, poi, salutata Elena, se ne andarono con il bambino.

Per diverso tempo, ogni giorno l’elfo venne ad occuparsi con amore di Elena.

I genitori della ragazza, saputo del bambino, non volevano accettare un elfo come genero. Così, costrinsero Elena a sposare un giovane contadino. Prima del matrimonio, la madre di lei sognò che un elfo, travestito da viaggiatore, avrebbe rapito la figlia. Disse allora al fidanzato di Elena: “Promettimi di non ospitare mai sconosciuti senza parlarmene prima, altrimenti perderai tua moglie!”

Il giovane promise. Tutto prosperava nelle mani di Elena e grazie a lei suo marito viveva nell’agiatezza. Elena però diventava sempre più malinconica e introversa. Passarono alcuni anni. Un giorno d’autunno, un uomo con un bambino si presentò a casa del contadino chiedendo ospitalità. Ma il contadino gli rispose che doveva prima chiedere il permesso a sua suocera.

“Che femminuccia! – disse lo straniero ridendo – E’ assurdo che non abbiate il coraggio di accogliere un ospite senza il permesso di vostra suocera!”

Il contadino si sentì molto umiliato e alloggiò i viaggiatori nella stalla. Poi corse dalla suocera. Lei disse tristemente: “Perché non hai mantenuto la promessa? Adesso tua moglie ti lascerà di certo!”

Il contadino si pentì, ma non osò ritrattare la parola data e lasciò che gli stranieri rimanessero nella stalla. Trascorse un breve periodo molto sereno ed Elena non sapeva degli ospiti nella stalla. Una domenica, mentre la coppia si recava in chiesa, il marito cadde e si ruppe un braccio. Elena corse nella stalla per prendere dei legni e steccare l’arto fratturato e scoprì i due stranieri. Il marito attese a lungo il suo ritorno; infine si trascinò sino al granaio. Sentì la voce di Elena che diceva: “E’ la bevanda più dolce che io abbia mai bevuto!”

Un attimo di silenzio.. e il contadino spalancò la porta: grazie alla pozione, sua moglie era diventata un elfo. Un raggio di luce penetrò dalla finestra: Elena si volse verso lo straniero e il bambino, loro figlio, elfi non più sotto mentite spoglie, e tutti e tre, leggeri come libellule, volarono via.

Per ringraziare il visitatore che si è collegato al nostro blog niente meno che dall’Islanda 😮 , inizio la solita carrellata sulle curiosità e tradizioni del Natale nel mondo,  proprio da questo lontano paese che da sempre mi affascina. 🙂

Dear visitor from Iceland, thanks a lot for visiting our blog and I hope you enjoy reading it and looking at our cards.

Have a Merry Chistmas and a Happy New Year… 🙂

Natale in Islanda: aspettando i Jólasveinar

I Jólasveinar ( ragazzi del Natale ), o Yule Lads, sono creature fantastiche della tradizione islandese.

Sono 13 fratelli, figli di Grýla e Leppalúði, due troll che vivono sui monti vicini al lago Mývatn, nei pressi di Ludentsborgir. Gryla è un personaggio appartenente alle antiche credenze, dato che è menzionato anche nell’Edda, ed ha fama di mangia-bambini, Leppalúði è il suo sottomesso marito.

I nomi che queste due orrende creature hanno dato ai figli sono a dir poco impossibili, ma richiamano le loro monellerie: Lecca Mestolo, Ruba Salsicce, Sbircia dalle Finestre per dirne alcuni.

La tradizione vuole che a partire da 13 giorni prima del Natale i Jólasveinar scendano dalle montagne, uno ogni notte, per rubare cibo e far scherzi agli uomini, ma anche per lasciare un regalo ai piccoli.

I bambini mettono accanto alla finestra una delle loro calzature più capienti prima di coricarsi e il mattino successivo chi si è comportato bene troverà un piccolo dono lasciato dallo Yule Lad che quella notte è sceso dalla montagna. Se i bimbi sono stati cattivi, troveranno una patata cruda raggrinzita.

A partire dal 25 dicembre, i Jólasveinar, tornano sulle montagne uno alla volta. L’ultimo è sempre Accatta Candele, che risalendo il 6 di gennaio porta con sé tutte le feste.

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The Yule Lads, or Yulemen, (Icelandic: jólasveinarnir) sono i Santa Claus islandesi. Il loro numero col passare degli anni è cambiato, ma oggi se ne considerano tredici.

Ecco le loro immagini, i loro nomi e le date in cui appaiono :

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Stekkjastaur (Sheepfold Stick) – December 12

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Giljagaur (Gilly Oaf) – December 13

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Stúfur (Shorty) – December 14

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Þvörusleikir (Spoon-licker) – December 15
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Pottasleikir (Pot-licker) – December 16
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Askasleikir (Bowl-licker)– December 17
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Hurðaskellir (Door-slammer) – December 18
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Skyrgámur (Skyr-glutton) – December 19
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Bjúgnakrækir (Sausage-pilfer)– December 20
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Gluggagægir (Peeper) – December 21
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Gáttaþefur (Sniffer) – December 22
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Ketkrókur (Meat-hook) – December 23

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Kertasníkir (Candle-beggar) – December 24


Halloween è appena trascorso e già a grandi passi..ops, volevo dire pattinate, arriva Natale. 🙂

E, mi raccomando…non facciamoci trovare impreparati… 😀