Benvenuto Francesco! (il punto di vista del gabbiano)

“Quante volte mi sono posato sui comignoli di Roma, e nessuno mi ha mai guardato così. Non credo sia autosuggestione ornitologica. Vedo migliaia di occhi che guardano in su, e obiettivi puntati: telecamere e telefonini, come se la folla volesse parlare col cielo. Arrivano folate di commenti sorpresi. Quando gli uomini non sapevano che fare, nell’antichità, osservavano il volo degli uccelli. Oggi sono talmente disorientati che ci scrutano anche quando restiamo fermi.

Francesco! E sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Novità in arrivo, è evidente. L’uomo – perché è un uomo – ha “esse” sudamericane e il tono dei papi di montagna: Giovanni, Giovanni Paolo. Non lo sapevo, mentre la luce lasciava i tetti di Roma. Ma a differenza degli uomini, un gabbiano non si preoccupa: aspetta. Posso dirlo? Più che fedeli, alcuni mi sembrano curiosi, cabalisti, chiaroveggenti, scommettitori, giocatori dei giochi strani degli uomini.

Come sembra ordinato, il mondo, dal punto di vista di un gabbiano. La distanza è magnanima con le imperfezioni. E quante sono, le imperfezioni, anche nelle chiese che da qui vedo a perdita d’occhio, e si mescolano volentieri ad altri palazzi, pieni di denari, cravatte e di tailleur.

Stanca di guardare un balcone – a Roma, ho saputo, un balcone ha significato molte cose – la folla ha preso a osservare il comignolo, e chi ci stava sopra. Bello lasciare tutti nell’incertezza: gli uomini sono tanto conformisti che qualcuno, là sotto, tra poco mi chiamerà “altezza”. Sì, conformisti: anche quando pensano di essere nuovi e diversi. E ossessivi, con quegli strumenti lampeggianti. Vogliono fotografie per ricordare, ma intanto dimenticano di vedere. Cercano le prove di aver vissuto. Sbagliano. Io non ho lasciato in cielo la traccia dei miei voli. Ma ho volato, e questa è la mia gioia.

Gli uomini non capiscono che ci sono momenti in cui è bene non far nulla, e attendere. Non parlare, ma ascoltare. Twitter! Anche la sintesi può essere incontinente. “Contro il papa argentino, la macchina del tango”. “Il nuovo papa era nella compagnia di Gesù. Poi hanno litigato?” “Romani! Papa Francesco, ma non è Totti”. “Felice pure io, Francesco è anche piemontese di origini e conosce la bagna cauda”. Sarei più bravo io, a cinguettare: e non sono certo un usignolo. Qualcuno s’è perfino appropriato della mia identità volatile (@SistineSeagull: «Una volta ci misero tre anni a nominare il Papa: io preparo il nido»). Temo ne sentiremo altre, non migliori. Inadeguatezza ed emozione, mescolate, producono ovvietà. E’ in arrivo una pontificia tempesta di banalità, e non è certo colpa del nuovo pontefice.

E’ agitata, la folla, nell’attesa. Non è il caso. Lo Spirito Santo è una colomba, collega nobile. Sa quel che fa, e questa è la sua giornata. Un gabbiano, oggi, è solo uno spettatore. Ma sa quando farsi portare dal ponente per vedere da vicino la storia che cambia. Perché cambierà: ve lo assicuro.

Ecco, il comignolo si sta scaldando, il fumo che sale stavolta ha il mio colore. Perfino gli uomini laggiù, tra poco, capiranno.”

(dal Corriere della Sera)
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Beppe Severgnini

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