Racconti


Racconti di Natale

A Nazareth

Un giorno Gesù, appena di cinque anni, sedeva sulla soglia di casa, a Nazareth, intento a formare degli uccellini da un blocco di argilla che gli aveva regalato il vasaio di fronte.
Sui gradini della casa vicina sedeva un bambino di nome Giuda; tutto graffi e lividure e i vestiti a brandelli per le continue risse con altri ragazzi di strada. In quel momento era tranquillo, non tormentava nessuno, né s’accapigliava con i compagni, ma lavorava anche lui a un blocchetto di argilla.
A mano a mano che i due bimbi facevano i loro uccellini li mettevano in cerchio dinanzi a sé.
Giuda, che di tratto in tratto guardava furtivo il compagno per vedere se facesse più uccelli di lui e più belli, gettò un grido di meraviglia quando vide che Gesù tingeva i suoi uccellini con il raggio di sole colto dalle pozze d’acqua.
Anche lui allora immerse la mano nell’acqua luminosa. Ma il raggio di sole non si lasciò pigliare. Filava via dalle sue mani per quanto egli si affaticasse a muovere lesto le dita tozze per acchiapparlo, e ai suoi uccelli non poté dare neppure un pochino di colore.
– Aspetta, Giuda – esclamò Gesù – vengo io a colorire i tuoi uccellini.
– No, non devi toccarli; stanno bene così! – gridò Giuda; poi, in un impeto d’ira calcò il piede suoi suoi uccelli riducendoli l’uno dopo l’altro in un ammasso di fango.
Quando tutti gli uccelli furono distrutti si avvicinò a Gesù, che stava accarezzando i suoi, sfavillanti come pietre preziose. Giuda li osservò un momento in silenzio, poi alzò il piede e ne pestò uno.
– Giuda, che fai? Non sai che sono vivi e possono cantare?
Ma Giuda rideva e ne calpestò un altro, poi un altro, un altro ancora.
Gesù si guardò attorno cercando un soccorso. Giuda era lato, robusto ed egli non aveva la forza di fermarlo. Guardò la madre; non era lontana, ma prima che fosse venuta Giuda avrebbe distrutto tutti gli uccelli.
Gli si riempirono gli occhi di lacrime. Quattro erano già ridotti in mota; ne rimanevano tre ancora.
Gesù si struggeva che i suoi uccellini stessero quieti e si lasciassero calpestare senza fuggire alla rovina. Allora batté le mani per destarli e gridò: – Volate! Volate!
I tre uccelletti cominciarono a muovere le ali, le batterono timorosi, poi presero il volo fino all’orlo del tetto dove si sentirono in salvo.
Autore: S. Lagerlöf

da: ciccina.it

La castagna è il simbolo indiscusso dell’autunno, con il suo color marrone, i suoi ricci e il suo profumo quando viene arrostita e il suo sapore inconfondibile .

Una volta l’arrivo dell’autunno portava un gran fermento nelle famiglie, durante tutto l’anno si teneva pulito il sottobosco, dove c’era un castagno il terreno era ripulito dalle erbacce, concimato e falciato con cura. La selva doveva essere a posto per poter raccogliere le castagne cadute, la raccolta iniziava tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre e continuava fino a novembre; era un lavoro che si faceva in famiglia, a mano, raccogliendole in panieri e ceste di vimini o gerle.

❝Nevica sulle montagne.
La campagna è .sepolta
sotto la nebbia folta.
Bambini è proprio questo
il tempo umido e fresco
delle castagne.
Via, tutti in fila andiamo
con sacchi e con cestelli.
Nel bosco c’è un tappeto
di muschi e di fuscelli.
Un gran volo d’uccelli
passa di valle in valle.
Tra sassi e foglie gialle
cascano da ogni ramo,
sgusciano fuor dai ricci
tante castagne.❞

Ogni famiglia raccoglieva le castagne della propria selva, nessuno raccoglieva quelle nelle proprietà altrui, ma dopo l’11 di novembre la raccolta era libera, i boschi venivano messi a disposizione di tutti, anche del bestiame.

Oggi le castagne vengono raccolte con l’ausilio di reti soprattutto nei moderni castagneti da frutto intensivi o addirittura attraverso la raccolta meccanica con aspiratrici e raccattatrici.

La castagna è un frutto dalle mille risorse per esempio se consumate al mattino, bollite o arrosto, aiutano a combattere la stanchezza autunnale grazie al loro apporto di magnesio e manganese. Poi sono molto ricche di carboidrati, aminoacidi, sali, vitamine e la farina lavorata può essere usata per produrre un ottimo sostituto del pane integrale, basta solo fare attenzione a non consumarlo con frutta acida, proteine animali, pane, zucchero e vino perché può causare acidità di stomaco e fenomeni di fermentazione. Mangiare ogni tanto una o due castagne crude aiuta a creare degli anticorpi perfetti per  proteggere dai malanni stagionali, aiuta a tonificare i muscoli, i nervi e le vene.

E come di ogni cosa non si butta via niente e allora l’acqua in cui sono state cotte le castagne è perfetta per risciacquare i capelli dopo lo shampoo per esaltare i riflessi dei capelli biondi, mentre se si fanno bollire in due litri d’acqua due manciate di foglie e una decina di ricci per venti minuti, si ottiene un infuso perfetto per il bagno che usato due volte alla settimana aiuta a rinforzare le ossa e aiuta a curare i reumatismi.

Ci sono anche tante leggende legate alla castagna.

Prima leggenda del perchè le castagne hanno i ricci

Tanto tempo fa, le castagne non avevano il riccio, ma erano appese ai rami come le mele. Un giorno tre castagne decisero che quell’inverno non volevano soffrire né il caldo né il freddo ed andarono dal castagno più vecchio per farsi dare un consiglio. Arrivate da lui gli chiesero: “Come possiamo fare a non soffrire né il freddo né il caldo?”.

L’albero allora rispose: “Dovete chiamare i ricci del bosco e dire loro di portare gli amici morti”.

Le castagne fecero come aveva detto loro il grande castagno: i ricci portarono gli amici morti, tolsero loro la pelliccia spinosa e la avvolsero sulle castagne. Da quel giorno le castagne ebbero il riccio.

Seconda leggenda del perchè le castagne hanno i ricci

Moltissimi anni fa, in un bosco di montagna, viveva una famiglia di ricci: mamma, papà e i loro piccoli. Accanto ad essi, c’era un enorme albero pieno di castagne. 

Salì sopra e rimase sorpresa nel vedere le tristi castagne che si lamentavano, e spiegarono loro degli scoiattoli che le mangiavano. Insieme, escogitarono un bel piano: al momento dell’arrivo degli scoiattoli, le castagne si sarebbero nascoste dentro i ricci. 

Così fecero. Da quel giorno, gli scoiattoli si punsero e non vennero più a disturbare le castagne. Ecco perché, ancora oggi, le castagne mantengono il loro riccio per proteggersi dal nemico.

Leggenda della castagna e della sua apertura a croce

In un piccolo paese di montagna gli abitanti erano molto poveri e non avendo di che mangiare si rivolsero a Dio pregandolo di dar loro qualcosa per sfamarsi. Il buon Dio sentite le loro preghiere diede loro una pianta da cui poter raccogliere frutti nutrienti, il castagno; ma il Diavolo visto quello che Dio aveva fatto, per impedire che la gente potesse raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso. Presi dallo sconforto gli abitanti del piccolo paese ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli sceso in mezzo a loro fece il segno della croce: i gusci spinosi come per miracolo si aprirono, e da quel giorno, quand’è periodo, i frutti di questa pianta si aprono a croce.

❝In un riccio ramato
Per terra cascato
Una bella castagna
Per bacco si lagna.

Non sono ancor pronta
Non mangiarmi, sei tonta?
Aspetta un pochino
Che il gusto è divino.

Sarò caldarrosta fumante
dalla brace alla bocca all’istante
son mondina nel paiolo son fina
senza fretta mia cara bambina!❞

Oltre alle bellissime leggende legate alla castagna, c’è anche una pianta da ricordare, un castagno plurimillenario, che si trova nel Parco dell’Etna in territorio del comune di Sant’Alfio, il terreno su cui sorge era proprietà di nobili del luogo e una volta era uso celebrare conviviali e banchetti per ospiti illustri.

L’età stimata di quest’albero va dai due ai quattro mila anni di vita , ed è considerato il più antico d’Europa ed il più grande d’Italia: misura infatti la bellezza di 22 mt di circonferenza per 22 mt d’altezza. Nel 1965 l’albero fu espropriato e dichiarato monumento nazionale.

Anche legata a quest’albero c’è una bella storia da ricordare, si narra infatti, che la Regina Giovanna I d’Aragona con al seguito cento cavalieri e dame, coi loro cavalli, fu sorpresa da un temporale durante una battuta di caccia nelle vicinanze dell’albero e proprio sotto i rami trovò riparo con tutto il numeroso seguito. Il temporale continuò fino a sera, così la regina passò sotto le fronde del castagno la notte in compagnia, si dice, di uno o più amanti fra i cavalieri al suo seguito. Per questo motivo è stato chiamato il castagno dei cento cavalli.

Fonte: eticamente.net

Ad Halloween spiriti e fantasmi la fanno da padroni ed è quasi normale data la tradizione. 😀 Ma ci sono tante storie su spiriti e fantasmi che sembrerebbero palesarsi nella realtà di tutti i giorni.

Ecco per esempio quattro storie vere di case infestate da fantasmi come se fosse un eterno Halloween!

Fonte: Jennifer Kirkland/Flickr

Villisca Axe Murder House

 Villisca Axe Murder House: si trova nell’omonimo paesino di Villisca nella regione dello Iowa. Si narra che nel 1912 l’intera famiglia proprietaria della casa e due ospiti siano stati uccisi durante una notte buia e tempestosa. Tutti gli inquilini e gli ospiti che hanno abitato in questa casa hanno riferito visioni spettrali di un uomo con un’ascia, urla di bambini che piangono, e rumori inspiegabili provenienti dalla cantina.
Abbandonata per qualche anno, la casa venne ristrutturata a metà degli anni ’90 e trasformata in “museo” aperto ai visitatori, a curiosi e appassionati del mistero. Per i più coraggiosi, inoltre, l’attuale proprietà mette a disposizione alcune camere per un pernottamento da brivido.

Fonte: Smart Destination/Flickr

Whaley House

Nel 1960 questa abitazione, la Whaley House, è stata ufficialmente dichiarata infestata dai fantasmi dal dipartimento del commercio degli Stati Uniti dopo numerosissime segnalazioni di avvistamenti di fantasmi.
Questa casa fu costruita nel 1857 dalla famiglia Whaley, e già prima di esser abitata fu al centro di un misterioso assassinio: la proprietaria, Miss Whaley, infatti fu uccisa poco prima che la casa fosse terminata. L’assassinio fu imputato ad una rapina, ma il caso è sempre rimasto velato dal mistero. Una volta conclusi i lavori e terminata la casa, avvenne un altro sconcertante evento: il suicidio senza apparenti motivazioni della figlia minore, Violet Whaley.

Fonte: MRHSfan/Flickr

Fairmont Banff Springs Hotel

A prima vista potrebbe sembrare il famoso e celebre Overlook Hotel del film Shining, e non è affatto un caso che ci siano delle somiglianze visti i fitti misteri che accomunano le due strutture. Questo è il Fairmont Banff Springs Hotel costruito nel 1888.
La storia misteriosa che caratterizza questo albergo parte dalla stanza numero 873 : in questa camera fu misteriosamente sterminata un’intera famiglia che stava soggiornando nell’hotel per vacanza. Nessuno seppe mai chi e perchè commise l’omicidio. Subito dopo avvenne il misterioso suicidio di una giovane sposa che si buttò dal balcone della sua stanza e quello di un anziano pensionato che fu ritrovato morto in alta uniforme.
Anche in questi casi nessuno riuscì mai a spiegarsi il motivo delle loro morti. Oggi la leggenda narra che la stanza 873 sia stata murata e che ogni tanto aleggino gli spiriti della famiglia, della sposina e dell’anziano pensionato.

Fonte: MRHSfan/Flickr

Myrtles Plantation Home

Questa invece è la Myrtles Plantation Home a St. Francisville, in Louisiana: agli inizi del 19° secolo, la storia narra che, il proprietario della piantagione e della magione, Clark Woodruff dopo avere scoperto una schiava di nome Chloe origliare i discorsi privati della famiglia, le tagliò un orecchio per punirla.
Chloe non riuscì a frenare la propria voglia di vendetta e decise di avvelenare una torta che avrebbe servito alla famiglia nella speranza che i loro componenti si ammalassero. Ma Chloe fece male i conti con gli ingredienti e invece di preparare la torta con una quantità di veleno sufficiente per un mal di stomaco, ne mise tanto che uccise la moglie e le figlie del suo padrone.
Chloe fu impiccata e il suo cadavere fu buttato nel Mississipi. Da quel giorno il suo spirito non ha mai abbandonato la casa e si narra che ci sono notti in cui si sente Chloe aggirarsi nella proprietà.

Fonte: Studenti.it

Il tulipano indossava un abito color carminio; non voleva tradire la fiducia dei pettirossi che saltellavano furtivi.
(Emily Dickinson)

www.instagram.com/p/BxF-NsPhsBZ/

Storia del tulipano ed altre curiosità

Il nome “tulipano” deriva dal turco “tullband” copricapo, turbante, probabilmente per via della caratteristica forma di questo fiore. Secondo un’antica leggenda persiana, la più antica tra tutte quelle che vedono il tulipano come protagonista, questo nacque dalle gocce di sangue di un giovane ragazzo suicidatosi in seguito ad una terribile delusione amorosa.

Anche nella celebre raccolta di fiabe “Le mille e una notte” il tulipano viene associato all’amore: secondo i racconti infatti il sultano lasciava cadere un tulipano rosso ai piedi di una delle donne dell’harem per indicare loro quale fosse la prescelta.

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Fu nel XVI secolo che questo splendido fiore ottenne una grande popolarità in Turchia, durante il regno del sultano ottomano Solimano il Magnifico, dalla cui corte vennero portati prima a Vienna, dove però non riscossero un grande successo e non furono coltivati a lungo, poi in Olanda e in Inghilterra, dove l’enorme richiesta negli anni a venire portò il prezzo dei bulbi alle stelle trasformando il tulipano in un vero e proprio status symbol, non solo per l’altissimo valore decorativo ma anche per quello gastronomico, tanto che, nella prima metà del 1600, il governo dovette imporre dei prezzi fissi per la vendita. 

Per quanto oggi sia comunemente “la rosa rossa” la regina indiscussa degli innamorati il fiore che più di tutti simboleggia l’amore è proprio il tulipano (è più corretto infatti dire che la rosa simboleggi un segreto da rivelare con segretezza, che si tratti di passione, gelosia o amore).

A prescindere dall’origine fiabesca che ritrae questo splendido fiore come una conseguenza di una delusione d’amore attualmente si ritiene che esso sia un’allusione alle relazioni perfette, non tanto a quelle sfortunate e deleterie, sebbene esista un’altra interpretazione secondo cui il tulipano rappresenti proprio i sentimenti più scostanti: questo andrebbe contro le credenze più antiche, o, forse, è semplicemente un altro modo di vedere l’amore: bello, passionale, onesto, ma caratterizzato da continui capricci e contrasti tra due anime unite.

Ma la particolarità del tulipano sta nelle sue tonalità: così come l’amore, che a seconda della persona può essere vissuto in mille modi diversi ed evocare altrettante sensazioni diverse così anche lui con le sue sfumature descrive le tante facce di un sentimento complesso e meraviglioso allo stesso tempo, quasi fosse un dono per chi, meno abile di altri o semplicemente spaventato nell’ammettere alla persona amata ciò che prova nel cuore, voglia donare qualcosa che simboleggi una sensazione per lui difficile da esprimere.

Esistono più di cento specie di tulipani, e altrettante possono essere le sfumature. Queste sono le più classiche:

-Tulipano rosso: il fiore perfetto per una dichiarazione d’amore in piena regola. regalare un tulipano rosso è come dire “ti amo e ti amerò per sempre”, una promessa e un impegno da non sottovalutare.

-Tulipano violetto: il tulipano della modestia. forse la dichiarazione di chi non ha la presunzione di promettere qualcosa di eccessivo? meno incisivo e passionale del tulipano rosso ma comunque nobile e dolce.

-Tulipano giallo: il giallo ricorda il sole: un dono perfetto per un amore solare, spensierato, e caldo, reso tale da una persona disinibita e con gioia di vivere.

-Tulipano screziato: caratterizzato da sfumature di brillanti colori che rispecchiano la lucentezza degli occhi di chi riceve questo dono, dolce e aggraziato.

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Le mille sfumature del fiore e del suo significato fanno sì che, a seconda della cultura, il tulipano sia uno dei fiori più utilizzati per composizioni e regali dai più svariati significati: oltre al classico significato nell’impero Ottomano era simbolo di ricchezza e potere, ma anche di intimità e tenerezza (non è insolito che il tulipano fiorisca nelle vicinanze di qualche residuo di neve ed è tra i primi a sbocciare ogni anno); spesso vengono utilizzati anche per augurare alle persone amate un felice Natale, o un felice matrimonio, soprattutto se in primavera.

-Attualmente l’Olanda è ancora la maggior produttrice di tulipani.

-Diversamente dall’antico significato, quello che descrive l’amore come qualcosa di puro ma anche di eterno e, quindi, se vogliamo, costante, è curioso notare come il significato occidentale attribuito al tulipano sia quello dell’incostanza: secondo alcune interpretazioni questo può comunque essere accomunato all’amore stesso, perché, sotto certi punti di vista, l’amore, con i suoi alti e i suoi bassi, è incostante.

Il tulipano è uno dei pochi fiori consigliati anche per un regalo ad un uomo, grazie ai suoi colori e alla corolla, entrambi molto decisi, che lo rendono più adatto ad un pensiero del genere rispetto a molti altri fiori che, seppur meno romantici, hanno un aspetto più aggraziato e femminile.

Composizioni di tulipani

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Le composizioni di tulipani possono essere realizzate in maniere molto diverse fra loro a seconda del messaggio che si vuole comunicare e del motivo per il quale vengono realizzata. I tulipani infatti sono dei fiori che si abbinano perfettamente sia a composizioni glamour che a composizioni romantiche, ma possono anche adattarsi perfettamente a composizioni in stile country o shabby-chic. 

Tutto dipende dalla tonalità del tulipano che scegliamo e che decidiamo di rafforzare con gli elementi accessori della composizione. Tulipani rossi abbinati a tessuti dello stesso colore sono perfetti per composizioni che vogliono trasmettere un senso di passione, amore e sentimento. Tulipani bianchi abbinati a cestini color paglia o a contenitori in stile provenzale sono ideali per matrimoni o per arredare gli spazi interni ed esterni della casa. I tulipani di colore giallo, arancio e viola infine si abbinano perfettamente a composizioni più vivaci, adatte a stemperare la serietà di uffici e aziende piuttosto che per le sale d’aspetto ambulatoriali.

Si capisce quindi come utilizzando colori differenti si riesca a comunicare un messaggio molto preciso capace di mandare specifici messaggi e di avere un significato molto particolare.

Da: giardinaggio.it

 

 

Io amo le favole, lo avrete capito! 🙂

Sarà perché quando si era bambini, ai miei tempi, era quasi un’ abitudine passeggiare nel bosco con ” Cappuccetto Rosso”;87974 aspettare l’arrivo del Principe con “la Bella Addormentata”; mettersi al piede la scarpetta di “Cenerentola”; andare in miniera con” I Sette Nani”. 😀 sete_nani15

Certo, ora le favole sono cambiate come sono cambiati i tempi e certamente Cappuccetto Rosso oggi, incontrando “il lupo”, chiamerebbe subito “il cacciatore”cacciatore-personaggio-st_4bd03419d8a1e-p con il suo cellulare.. 😀  ma le favole hanno ancora il potere di farci sognare come da bambini…e sarebbe troppo triste vivere la nostra realtà, già a volte pesante, senza poter credere in qualcosa che abbia il sapore di una favola. 🙂 

La primavera, per me, è una stagione da…favola! Tutto si risveglia e si trasforma in gioia di vivere e sembra davvero di attraversare un ponte sospeso tra buio e luce.

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Il ponte sospeso tra inverno e primavera

Fiaba di: lilybets

Nel bosco di Lilybets c’e’ un antico ponte avvolto dall’edera e coperto da candide nuvole.Lo aveva creato, tanto tanto tempo fa, una strega di nome Betulla D’Argento. La strega, dal viso spigoloso e rude color argento, si divertiva a beffare gli abitanti del bosco ideando continuamente trappole e strategie. Un giorno, mentre osservava divertita una battuta di caccia, rimase incantata dal Principe del bosco che primeggiava veloce sul suo cavallo bianco. Cosi’, assunto l’aspetto di un’incantevole fata, decise di ammaliarlo donandogli tutto cio’ che poteva facilmente leggere nel profondo del suo cuore.

La strega, pero’, sapeva che, una volta all’altare, nessun inganno avrebbe potuto durare, cosi’quando il principe la chiese in sposa decise di rivelargli il suo inganno e si mostro’ in tutta la sua bruttezza nell’animo e nell’aspetto.

Il principe, che profondamente innamorato aveva aperto il suo cuore alla sua amata, ne rimase cosi’ deluso che scalo’ un’altissima montagna e si rifugio’ in una grotta buia. Quello divenne per lui un lunghissimo inverno: anno dopo anno il vento soffiava, la pioggia scrosciava violenta e la neve scendeva mesta e silenziosa coprendo tutta la vegetazione.

L’inverno del suo cuore, tradito nel suo sogno piu’ caro di una famiglia felice, si era trasferito tutto intorno.

La strega, pero’, intenerita dal cuore puro di quel principe, spendeva le sue giornate osservandolo senza riuscire a gioire della sua tristezza. Cosi’, un giorno fece apparire un lungo ponte che collegava quel luogo desolato ad un Regno incantato e, mentre il principe dormiva, gli fece apparire in sogno una magnifica fanciulla che accompagnava un gruppo di pecorelle ad un pascolo.

La pastorella, semplice nei costumi, ma gentile ed aggraziata con tutti, cantava con una voce cosi’ dolce ed armoniosa che il principe se ne innamoro’ perdutamente. E la mattina dopo, udendo la stessa melodia provenire dall’altro capo di quel lungo sentiero sospeso sul cielo, si fece coraggio e percorse, un passo dopo l’altro, il ponte avvolto dalle nuvole.

Quando, finalmente, i suoi piedi toccarono la terra ferma l’aria si fece tiepida e profumata, il sole brillante e la primavera lo accolse con tutta la sua bellezza.Dopo qualche istante, poi, guardando verso il prato vicino scorse la fanciulla avvicinarsi a lui con un meraviglioso sorriso. Cosi’ con il tempo la conoscenza divenne amicizia sincera e l’amicizia si trasformo’ in amore puro.

Il ponte sospeso tra inverno e primavera rappresenta il legame tra il buio e la luce che spesso caratterizza periodi diversi della nostra esistenza.

Talvolta siamo cosi’ affranti per qualcosa che tutto intorno a noi ci appare cupo e triste, ma basta concedere un po’ di fiducia ai nostri sogni per rivedere un raggio di sole e scorgere la bellezza della vita.

Fonte: ti racconto una fiaba

 

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Già tempo, fa parlando delle maschere del Carnevale Italiano, mi sono soffermata sulla maschera di Pierrot.

Al primo impatto, il nome può trarre in inganno e lasciar pensare che non sia una maschera italiana. In realtà essa nasce alla fine del 500 dalla Commedia dell’Arte Italiana ad opera di Giovanni Pallesini, un attore della Compagnia dei Golosi, con il nome di “Pedrolino”. All’inizio il personaggio impersonifica un servo scaltro ed abile nel raggirare i suoi padroni grazie alle sue doti di astuzia e furbizia e al suo linguaggio forbito. Poi nel 700, una volta approdato con la Compagnia dei Golosi in Francia, subisce dei cambiamenti. Innanzitutto il nome passa da Pedrolino a Pierrot (deriva dal nome francese Pierre, Pietro in italiano). E, dovendosi adattare al gusto delle corti francesi, il personaggio abolisce i caratteri originari di astuzia e furbizia per trasformarsi in un romantico dall’aspetto malinconico.

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Pierrot, detto anche Gilles. quadro di : Jean Antoine Watteau

La malinconia è dovuta ai suoi amori impossibili: Pierrot è innamorato di Colombina,che però non corrisponde il sentimento in quanto a sua volta è innamorata di Arlecchino ed è innamorato della luna. Dunque i suoi sono amori struggenti, romantici ed impossibili che definiscono la sua immagine di “pagliaccio triste”. Negli anni seguenti nell’Ottocento il personaggio fu interpretato dal mimo francese Jean Bernard Debureau il quale ne definì le attuali caratteristiche della sua iconografia. Esso infatti è rappresentato con un viso dipinto di bianco e la bocca piccola rossa, una casacca bianca di raso o di seta con bottoni neri e un pantalone dello stesso colore e dello stesso tessuto, poi un cappellino nero morbido e calzature rigorosamente bianche. debureau-jean-baptiste-gaspard1Da non dimenticare la lacrima nera che scivola sul viso che sta a rappresentare e a sottolineare la malinconia di un amore impossibile.

Fonte: ilbuongiorno.it

 

 

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LITFIBA-Pierrot e la luna

Testo della canzone

Luci infrangono lo spazio della vista
Questa notte la notte ha fermato il tempo
La luce e` un vortice
Questa notte non deve finire mai
Perche` sei bellissima
Luna avvolgimi lo spazio della vista
Accarezzo i tuoi occhi e mi resta in mano un po’ di te
La luce e` un vortice
Come frammenti di voci lontane
Bianca lebbra di luce
Che m’ attacca nel buio
La mia pelle si spacca e non si forma piu`
Bianca squama di cielo
Che mi insegue nel buio
La mia pelle si spacca e non si forma piu`
Sono ancora qui non mi spezzo mai
Potrei vivere nel sogno di volare
Lanciandomi a cavallo delle scie
Alzandomi come sabbia
Come un frammento che cade lontano
Bianca lebbra di luce
Che m’ attacca nel buio
La mia pelle si spacca e non si forma piu`
Bianca squama di cielo
Che mi insegue nel buio
La mia pelle si spacca e non si forma piu`
Au clair de lune
Mon ami Pierrot
Prête-moi ta lume
Pour écrire un mot

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Ecco una simpatica sintesi del “Canto di Natale” di Charles Dickens fatta per i ragazzi. Ma anche a noi adulti ricorda il vero spirito del Natale e ci riporta in quella magica atmosfera del libro in tre minuti. 🙂

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