Sant’Antonio Abate, la notte in cui gli animali ‘parlano’

Il 17 gennaio ricorre la festa di Sant’Antonio Abate. Secondo la tradizione e sulla base di antiche leggende, durante la notte di Sant’Antonio Abate agli animali è data la facoltà di parlare.

Sant’Antonio Abate, egiziano di nascita e morto nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 357, è considerato un Santo protettore degli animali domestici che di solito viene raffigurato con accanto un maialino che reca al collo una campanella. Questa particolare festa, oltre a ricordare gli animali e la vita del Santo, scandisce anche il tempo tra le semine e i raccolti in agricoltura.
A volte i festeggiamenti comprendono una benedizione degli animali in occasione delle celebrazioni in onore del Santo. ( in epoca Covid niente benedizioni )

In alcune zone d’Italia la sera del 17 gennaio si accendono dei falò che simboleggiano la volontà di abbandonare tutto ciò che appartiene ai mesi passati e di rinnovarsi a partire dal primo mese del nuovo anno. I falò rievocano il miracolo che Sant’Antonio avrebbe compiuto secoli fa mettendo in fuga gli invasori stranieri e trasformando le querce in grandi torce.

Secondo la leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali avranno facoltà di parola. Se solo fosse vero, chissà quali frasi ci rivolgerebbero e cosa ci racconterebbero delle loro vite. In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio. (Da: http://www.greenme.it)

Quest’anno causa Covid niente benedizioni e feste ma mangiare si può 😁 e allora ecco la ricetta delle “CIAMBELLE ALL’ANICE”. Perché proprio questa ricetta? Ci sono anche altri cibi tradizionali della festa di Sant’Antonio abate ma queste ciambelle mi ricordano quando da piccola al mio paese, dopo la messa e la benedizione degli animali, si andava in canonica a prenderle. 🍩 Con i tempi che corrono questi ricordi ti scaldano il cuore.😊

INGREDIENTI

8 pezzo/pezzi

CIAMBELLE ALL’ANICE

  • 250 grammi farina 00 
  • 250 grammi farina manitoba 
  • 25 grammi LIEVITO BIRRA 
  • 125 grammi yogurt bianco magro 
  • 125 grammi latte parzialmente scremato 
  • 45 grammi olio evo 
  • 80 grammi zucchero 
  • 4 cucchiai colmi SEMI ANICE

PREPARAZIONE DELLA RICETTA

  1. Versare nel Closed lid il lievito con il latte, scaldare a 37° vel 1 per 1 min.

    Inserire l’olio, lo yogurt e lo zucchero, mescolare vel 2 per 1 min.

    Aggiungere le farine e i semi di anice ed impastare per 4 min a vel Dough mode

    Mettere la massa in una ciotola di vetro e sigillare con la pellicola trasparente, lasciare lievitare nel forno spento ( con la luce accesa) per 2 ore ( o fino al raddoppio della massa)

    Preparare le ciambelle ( cilindri chiusi a ciambella), metterle nella leccarda da forno foderata con carta forno e far lievitare coperte almeno per 1 ora.

    Cuocere in forno preriscaldato statico a 180° per 15 minuti.

    Quando si sono raffreddate conservare in sacchetti di plastica per alimenti.
Le ciambelle di allora erano un po’ dure ma noi ragazzi avevamo i denti buoni! 😁

La bellezza del mondo…affidata al vento.

Ho appena iniziato a leggere il libro “ Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina. Il romanzo è ispirato a un luogo che esiste realmente, a nord-est del Giappone, nella Prefettura di Iwate. Ecco la sua storia che mi ha affascinato da subito e mi ha reso la lettura del libro anche più interessante.

Il telefono del vento

Quando senti il suono del vento, le onde del mare o il canto degli uccelli, trasmetti il tuo sentimento ai tuoi cari perduti attraverso il telefono

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The Wind Phone – By Laura Imai Messina (traduzione)

Per migliaia di anni ci sono stati luoghi poco conosciuti in angoli lontani della terra in cui gli umani hanno avuto paura di entrare – portali tra il regno dei vivi e il regno dei morti. Molti di loro sono in caverne, buchi nel terreno o in cima alle montagne, come ad Aomori dove le sciamane cieche comunicano con gli spiriti dei defunti. Questi luoghi sono spesso nascosti alla vista e spaventosi da avvicinare. È quasi come se ci dicessero: “devi scavare nell’oscurità, attraverso la paura, e solo allora il divino si rivelerà”.

Ma oggi nel nord-est del Giappone, c’è una frontiera tra la vita e la morte che non fa così paura. Arroccato su una ripida collina in un rigoglioso giardino dove le stagioni scorrono in tutta la loro vivacità c’è il Bell Gardia. È lì che sto andando mio marito oggi. A Kujira-yama, la Montagna della Balena, per incontrare Sasaki Itaru, il custode di uno dei più potenti siti di resilienza del mondo.
Il Wind Phone non è una destinazione turistica. Non cercarlo su una mappa. Non cercare di trovare Kujira-yama a meno che tu non abbia intenzione di sollevare quel pesante ricevitore e parlare con qualcuno che hai perso.
Non andare lì con una fotocamera al collo, non tirare fuori il telefono, invece tieni il cuore vicino. Accarezzalo mentre procedi lungo il sentiero che porta alla cabina telefonica; rassicuralo che è tutto OK. Lascia che si apra.
Ci sono posti nel mondo che devono continuare ad esistere, al di là della nostra esperienza di essi. Come la foresta amazzonica, o Selinunte in Sicilia, o le sculture dell’Isola di Pasqua. Luoghi che devono rimanere, sia che li visitiamo nella nostra vita o meno. Bell Gardia è uno di quei posti.

Personalmente ho provato una profonda esitazione all’idea di andarci. Ho giustificato il fatto di non andarci per anni dicendo che avevo troppo lavoro, era troppo lontano da Tōkyō, che l’area danneggiata dal disastro del 2011 era troppo difficile da raggiungere. Ho persino incolpato le gravidanze, l’allattamento al seno e i bambini piccoli che correvano in giro. La verità è che avevo paura di prendere qualcosa, di rubare tempo e spazio a qualcuno che ne aveva bisogno più di me.
Mentre scrivevo il mio libro, The Phone Box at the Edge of the World, ho capito quanto sia importante scrivere sulla speranza. Compito della letteratura è suggerire nuovi modi di essere nel mondo, collegare il qui al là. Per me il Wind Phone è principalmente questo: una metafora che suggerisce quanto sia prezioso tenersi stretti alla gioia oltre che al dolore. Che anche quando ci troviamo di fronte alle sottrazioni, alle cose che la vita ci toglie, dobbiamo aprirci anche noi alle tante aggiunte che può offrire.
Sasaki Itaru e sua moglie gestiscono da soli il giardino di Bell Gardia. Se vuoi sostenere l’esistenza di questo meraviglioso luogo e della fondazione benefica da cui dipende la Wind Phone, che organizza anche tante attività durante tutto l’anno a sostegno del territorio e di chi lo abita, dai un’occhiata al sito ufficiale.

The Wind Phone

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Il tempo si misura in ore, la vita in emozioni

Tutto ZEN 10 (angolo meditativo per volerci bene)

Eccomi tornata nel mio angolo Zen. 🧘 E devo dire che mi ci voleva perché dopo questa terribile onda anomala che si è abbattuta su tutti noi fragili abitanti di questo ancor più fragile mondo, un angolo meditativo mi è sembrato il posto migliore per fare un po’ mente locale prima di abituarmi a questa nuova normalità.

Siamo passati attraverso la fase 1, il lockdown, tutti dentro e tutto sommato, dopo il primo smarrimento, ci siamo adeguati alle nuove regole e ci siamo sentiti abbastanza sicuri e speranzosi.

Poi è arrivata la fase 2, un po’ dentro e un po’ fuori😳 ed ecco le prime insicurezze. Stare distanziati, mascherine si o mascherine no? 😷🤔

Ora siamo alla fase 3, tutti fuori🤭 con mascherine😷 e a distanza perché il virus subdolamente circola in mezzo a noi pronto a ripartire se noi, tutti noi, non adottiamo un comportamento responsabile.

ho buone gambe… 😦

Ma essere responsabili non vuol dire essere pessimisti, anzi. Sarà la nostra positività a farci riprendere prima e meglio e vedere il futuro anche con un po’ di ironia.😁

E per tornare al mio angolino meditativo, ecco una storiella Zen:

La pietra miracolosa – Storiella Zen

rubino

Un giorno un uomo venne a conoscenza dell’esistenza di una pietra dal potere miracoloso: una pietra color ocra che era in grado di trasformare qualunque metallo in oro! Visto che la notizia veniva da fonte attendibile, decise di mettersi in viaggio.

Si cinse di una catena di ferro e si incamminò. Ogni volta che vedeva una pietra color ocra, la raccoglieva e la batteva sulla catena che gli cingeva la vita, ma non accadeva nulla. Il ferro rimaneva ferro.

Di certo non sarebbe stata una ricerca facile, ma non disperava. Passarono i giorni, poi le settimane, i mesi e così via. Dopo alcuni anni, era ancora alla ricerca della pietra miracolosa, raccoglieva, batteva e buttava via.

Mentre percorreva una strada della periferia di un paese, un ragazzo lo salutò cordialmente e gli chiese dove avesse acquistato quella bella catena d’oro che portava alla cintura. L’uomo confuso abbassò gli occhi sulla catena di ferro che portava in vita e … si, la catena di ferro era diventata d’oro! Ma lui non si era accorto di quale tra i tanti sassi
che aveva provato era stato quello che aveva prodotto l’alchimia!

Ho ripreso a praticare Taichi 👍😊

La leggenda del coniglio di Pasqua

Una storia affascinante sul coniglio di Pasqua riguarda una divinità sassone associata alla Primavera di nome Eostre – o Ostara, da cui la parola per Pasqua in tedesco, Ostern, e in inglese, Easter.
La leggenda racconta che, un pomeriggio di primavera, la dea Eostre, per far divertire i bambini da cui era circondata, trasformò in coniglio l’uccellino che aveva appoggiato sul suo braccio.
I bambini furono molto felici per questa trasformazione, non l’uccellino, che al contrario ne era rattristato. I piccoli, allora, chiesero alla dea di ritrasformare il coniglio in volatile. Nel frattempo era però giunto l’inverno e la dea, esausta, non aveva più le capacità per annullare l’incantesimo. Ritornata la primavera, la dea Eostre riacquistò le proprie forze e ridiede all’uccellino la forma originale. Per la gioia il piccolo pennuto, depose delle uova colorate che regalò ai bambini e alla dea.
da: bresciaatavola.it

Le uova sono troppo dolci? Che le devo dire? Saranno uova di Pasqua.
(Totò)

La Pasqua di questo 2020 sarà un po’ diversa a causa del coronavirus che ci obbliga a restare a casa per il bene di noi tutti ma la nostra fantasia è libera di uscire 🙂 e di cercare anche nelle favole un modo per superare questo tremendo periodo.

Le uova fiorite

C’era una volta un coniglietto che voleva regalare a due bambini suoi amici tante uova di Pasqua. Per far loro una sorpresa, cercava un posto dove nascondere le uova. All’alba si avvicinò alla casa dei bambini col suo sacchetto rigonfio. Il prato Iì davanti era tutto coperto di fiori di croco, bianchi, gialli e azzurri, che somigliavano a tante uova colorate. Il coniglietto nascose le uova tra i fiori e se ne tornò a casa. AI sorgere del sole avvenne un fatto straordinario: i fiori del prato diventarono uova di Pasqua. Una colomba se ne accorse e andò in giro a spargere la notizia. Presto il prato fu pieno di bambini, mentre le uova di cioccolato continuavano a fiorire. Ancora oggi i vecchi del paese raccontano che quella sia stata la Pasqua più dolce di tutte.

da: rosalbacorallo.it

Aspettando il Natale…

STORIE DI NATALE: LA LEGGENDA DELLO SPIRITO DELL’ACQUA (leggenda di Natale norvegese)

Si dice che nei boschi norvegesi si aggiri una bellissima Troll (che è un essere magico che non per forza somiglia a quello di Harry Potter), vestita di bianco e con lunghi capelli biondi (ha anche una coda da mucca però, cosa che non si capisce come si associ al vestito bianco, forse ha un buco sul retro). Hulda (questo il nome della donna Troll) è uno spirito dell’acqua e sfortunatamente per lei spesso e volentieri l’acqua in Norvegia si ghiaccia e lei rimane sotto gli strati di ghiaccio. Un giorno, era Natale, un pescatore volle portare a Hulda un dolce ma trovando il lago in cui viveva lo spirito completamente ghiacciato e non volendo lasciare il dolce sulla sua superficie (poteva passare una volpe e mangiarselo, che ne sai) decise di fare un buco nel ghiaccio con il suo piccone (cosa ci facesse un pescatore con un piccone è una buona domanda).
Scava e scava però il ghiaccio era veramente durissimo e il pescatore riuscì a fare solo un buchino piccolo piccolo. Mentre si arrovellava per cercare una soluzione dal buchino uscì una manina piccolissima e bianca che afferrò il dolce: questo allora per magia si rimpicciolì e passò dentro il buco. Da allora, ancora oggi, nel giorno di Natale è usanza portare allo spirito dell’acqua dei dolcetti molto piccoli, in modo che possano passare attraverso qualsiasi buco nel ghiaccio.

Da: studentville.it