Vita


Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti.
( Gilbert Keith Chesterton)

Dal libro: LE NOTTI BIANCHE

“Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani.”

FËDOR MICHAJLOVIČ DOSTOEVSKIJ

La primavera

L’inverno aveva rinfrescato anche
il colore delle rocce. Dai monti scendevano,
vene d’argento, mille rivoletti silenziosi,
scintillanti tra il verde vivido dell’erba.
Il torrente sussultava in fondo alla valle tra
i peschi e i mandorli fioriti. E tutto era puro,
giovane, fresco, sotto la luce argentea del cielo.

Grazia Deledda

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#iorestoacasa ma mi riempio di…primavera !!! 🙂

Winter always turns to spring. L’inverno si trasforma sempre in primavera. (Buddha)

È uscita oggi dal letargo Ruga, la mia tartaruga. 🐢

lei sa bene cosa vuol dire “stare a casa”😊

Il suo letargo che per noi umani equivale forse a stare a casa forzatamente è durato tre mesi😳 ma ora eccola qua, più in forma che mai che riprende la sua solita vita tra erba e fiori. 🌼

In questi giorni seguiamo il suo esempio, prendiamoci una pausa e…andiamo in letargo 😊 finché la “primavera” non tornerà anche per noi.

Ruga, fiduciosa come sempre, ha aspettato il suo momento per uscire e conoscendo bene il proverbio che dice: “ chi va piano va sano e va lontano…” ora va tranquilla verso il sole.🌞

https://vimeo.com/397516568 (video)

#iostoacasa

Lei è sempre in primo piano😃

La storia della maglia, tra realtà e leggenda, va avanti fino ai giorni nostri.

Eccovi ancora notizie e curiosità da Wikipedia:

Solo nell’epoca cristiana è possibile esaminare il primo reperto di lavoro a maglia, analizzandone la struttura e i colori.

rovine di Dura-Europas

Il reperto venne alla luce in Siria tra le rovine di Dura-Europas  e presenta una tecnica molto simile a quella usata quando si lavora con il ferro circolare oppure con i due ferri tenuti liberamente tra le mani. Tuttavia, Richard Rutt, in “A History of Handknitting” propende per la teoria che il frammento di Dura non sia stato lavorato a maglia ma con la più arcaica tecnica del naalbinding.

Nålebinding è una tecnica di creazione di tessuto che precede sia il lavoro a maglia che all’uncinetto.

La tecnica del lavoro in tondo

La tecnica del lavoro in tondo, ( che abbiamo visto ben rappresentata nel quadro “La visita degli Angeli”, dipinta da Mastro Bertram nel 1400 e da me citata nel post precedente) oltre che in Italia, era conosciuta anche nelle lande della Francia del Sud dove i pastori lavoravano usando cinque ferri e nelle isole britanniche Guernsey dove i maglioni sono lavorati in un solo pezzo, senza cuciture e nel nord, nell’area delle Shetland, dove i maglioni con tecnica Fair Isle, dall’Isola di Fair, vengono lavorati a jacquard multicolore, con un motivo tradizionale a “X” e “O”, circolarmente fino alle spalle, e in seguito tagliati per fare posto agli scalfi delle maniche e al collo (steeking).

Importanti sono poi le origini dei punti anche con le loro leggende.

I maglioni irlandesi, o Aran, hanno generato un vasto numero di leggende. La città di Bahnasa era in quel periodo abitata dai Cristiani Copti che erano scampati all’invasione degli Arabi e avevano trovato rifugio presso i monasteri delle coste e delle isole irlandesi.

In queste zone la maglia perse la vivacità dei colori ma acquistò il rilievo nella straordinaria varietà di punti che, eseguiti con la grossa lana non ritorta e non tinta delle isole Aran, riprodussero i più importanti disegni simbolici.

I punti, considerati dalla leggenda tutti simbolici e beneauguranti, venivano creati generalmente su un fondo a rasato rovescio sui quali spuntavano i boccioli dell’albero della vita, il movimento dell’acqua della sorgente della salvezza con motivi di maglie diritte, il diamante dell’abbondanza in forma di losanghe a grana di riso, le linee a zig-zag del matrimonio.

albero della vita

In questa regione ad eseguire i maglioni erano gli stessi pescatori, mentre alle mogli veniva delegato solo il compito di filare la lana.

Molto simili ai punti dei maglioni delle isole Aran, sono quelli dei maglioni Guernsey con la differenza che sono eseguiti, invece che con lana grossa, con lana sottile di colore scuro e basati sulla diversa combinazione dei diritti e dei rovesci dove l’effetto del rilievo è appena accennato.

Secondo una legenda, man mano che si procede nel lavoro i punti sono disposti dal basso verso l’alto in modo da ricostruire, in forma simbolica, le tappe della vita dell’uomo, dall’albero della vita alla corona della gloria. 

Lo stile detto Guernsey è legato ad un momento non lieto della storia della monarchia inglese e precisamente alla decapitazione di re Carlo I.
La tunica che Carlo I indossava al momento dell’esecuzione capitale avvenuta nel 1649 era lavorata in maglia di seta color blu reale ed era stata commissionata in Italia secondo lo stile e i punti Guernsey.

I motivi dei maglioni delle isole Shetland, lavorati nei colori naturali delle terre, dal panna al marrone scuro, sono maggiormente stilizzati e accostati ai motivi significativi delle terre scandinave come la stella di ghiaccio e la felce e possono essere realizzati in due versioni: una colorata e più vicina ai motivi delle altre isole e un’altra traforata più caratteristica di queste isole.

Anche se il lavoro a maglia non ebbe origine in Gran Bretagna, qui esso fu sempre tenuto in grande considerazione ed ebbe un fortissimo sviluppo. Quando il reverendo William Lee, inglese, inventò la prima macchina per maglieria, la regina Elisabetta I impedì che sotto il suo regno venisse utilizzata e l’inventore dovette emigrare in Francia.

La regina aveva infatti a cuore la sorte degli artigiani magliai che in quel periodo si erano organizzati in corporazioni con un preciso statuto.

Per diventare magliaio bisognava seguire un corso di apprendistato della durata di tre anni e nei tre anni che seguivano bisognava produrre delle prove che attestassero l’abilità personale. Era infatti obbligatorio saper eseguire un grande tappeto a più disegni e colori, un paio di calze, un berretto, una tunica o un maglione dimostrando di aver appreso bene tutte le tecniche.

Le corporazioni erano riservate solamente agli uomini ma anche le donne lavoravano a maglia alternandolo con il lavoro domestico e quello nei campi. In un museo del Galles sono conservati degli attrezzi a forma di coltelli incurvati che venivano infilati nella cintura e servivano a reggere il ferro destro che veniva inserito in un tassello all’estremità superiore.

Ma il progresso incalzava e il fratello del reverendo Lee ripropose con maggior successo l’uso della macchina per maglieria e già alla fine del 1600 si possono annoverare numerose macchine per maglieria nella zona di Nottingham che si estenderanno presto per tutta l’Inghilterra.

Nel 1700 e nel 1800 si continuò a lavorare ai ferri ma i colori vennero abbandonati. Divenne di moda il colore bianco e soprattutto i filati di cotone e di lino che ben si prestavano per realizzare corredi per neonato, sciarpe leggere e traforate, bordure e magliette.

In Francia nasce la cuffietta di cotone bianco che diventa parte fondamentale del costume contadino 

Nel Settecento a Vienna nasce la moda di infilare delle perline colorate nel cotone bianco lavorandole sempre sul diritto del lavoro in modo da formare dei disegni simili a piccoli arazzi.

In Inghilterra nascono nell’Ottocento le prime riviste di maglia che saranno presto imitate in tutta Europa. Anche in Italia compaiono le prime rubriche di maglia sul “Corriere delle dame” fondato a Milano nel 1804 da Carolina Arienti Lattanzi,  e in altri giornali soprattutto rivolti al pubblico femminile.

Moda di Francia, figurino, Corriere delle Dame, circa 1824 (Los Angeles County Museum of Art)

Parigi negli anni venti viene presentata dalla famosa sarta Elsa Schiaparelli una collezione di modelli trompe-l’œil tutti realizzati ai ferri che ebbe un grande successo.

1927 – Elsa Schiaparelli Crée le 1er Pull Tricoté Main, ‘Trompe l’Oeil’.

Alla fine della seconda guerra mondiale il lavoro a maglia si diffonde per il mondo conoscendo veri momenti di gloria e soprattutto nell’ambiente sportivo va di moda lo stile inglese dei maglioni Fair Isle che verranno indossati dalla stessa regina e dai suoi familiari.

HRH, Edward, Prince of Wales

Negli anni sessanta si assiste ad un vero “boom” della maglieria a mano. Alla fine del decennio e per i successivi anni settanta il lavoro a maglia conosce un ritorno alle origini.

Con fatti riguardanti il Sud America sulla scena politica, iniziarono a nascere modelli che imitavano il poncho e sui gilet apparvero i motivi peruviani dei lama e degli omini stilizzati.

Sempre seguendo il nostro filo di lana 🙂 siamo arrivati ai giorni nostri ed ora con internet ed i social è assai più facile trovare con chi condividere sia sul web che nella realtà la passione per il lavoro a maglia vuoi “sferruzzando” o anche solo imparando a conoscere questo mondo “lanoso”. 😀

Ho scritto questo post prima dell’attuale emergenza del “nuovo coronavirus” e vi invitavo ad andare alla kermesse sulla maglia a Firenze il prossimo 25 aprile ma ora invece vi invito a stare a casa quanto più possibile aspettando che tutto passi e magari per la fine di aprile ce la facciamo. 🙂 Consigliatissimo ora è lo ” smart working” 😉

mi raccomando…tenete le distanze!

Ecco il link che potrebbe interessarvi: https://knititalia.com/ 🙂

andate alla kermesse di KN.IT e sarete voi il novello re Artù del lavoro a maglia 😀

L’ITALIA UNITA CE LA FARA’

Noi rapiti dalla paura, noi obbligati alla solitudine, noi nelle mani della scienza. noi grati alla scienza. Noi responsabili e coscienti, noi padri antichi sopravvissuti tra untori numerati. Noi figli del globale che al mostro ha offerto il viaggio dall’oriente come ai cellulari e a i giochi dei bambini. Noi che ora non cantiamo nei cori delle chiese e non spingiamo più alle code e al bar misuriamo il metro.

Noi che vediamo i nostri figli dormire un po’ di più e con fatica spieghiamo loro di questa festa triste. Noi che contiamo i morti e se è anziano, impareremo a non dire “ah ma se è anziano”.


Noi come gente semplice di un paese in guerra che il pericolo semplifica gli approcci ma questa volta annulla gli abbracci. Noi ci sosterremo con clemenza ed efficienza. Noi giocheremo per le strade libere a tana libera tutti. E ai nostri ricercatori porteremo fiori e più soldi in busta paga. 

Riapriremo alberghi e aziende. E guarderemo di nuovo, ma con stupore, l’azzurro del nostro mare e l’arte dei nostri abiti. Noi riapriremo la Scala, perchè all’alba vincerò! 

Noi che il futuro non sarà più quello di una volta faremo della paura di oggi la forza di domani. Noi che Leopardi è tra i libri di casa: “Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride Per li poggi e le ville. Apre i balconi, Apre terrazzi e logge la famiglia: E, dalla via corrente, odi lontano Tintinnio di sonagli; il carro stride Del passegger che il suo cammin ripiglia.

Di Concita Borrelli e Giulio Mainenti.

..

Per ora noi che ce ne stiamo tranquilli a casa, ci guardiamo i tanti video che ci ricordano che l’Italia è così tanto bella che questo stop “virale” non fermerà la nostra voglia di ricominciare a fare progetti e andare per monti, mari, valli e…spiagge della nostra penisola. 🙂

ad una nuova stagione…

anche del Conero

Non posso fare a meno di mettere questo nuovo video di nonna Rosetta perché è forse con questo approccio “allegro” che tutti noi potremo affrontare al meglio la grave emergenza di questi giorni. 🙂

Sicuramente 🙂

Io che ho vissuto al tempo dell’Aviaria, di Ebola ma era lontana, io che ho vissuto al tempo della Sars ma è scomparsa quasi subito, io che non ho vissuto al tempo della Spagnola, io che non ho vissuto al tempo della Peste di manzoniana memoria, io che vivo ora il tempo del nuovo coronavirus Covid19 qui in Italia e in una Regione dove il virus cerca di entrare a forza, faccio una riflessione:

stai lontano da me !!!! 😦

è vero che, anche se facciamo ragionare il cervello e cerchiamo di ascoltare le informazioni ed i consigli di coloro che ne sanno sicuramente più di noi (di me sicuramente) e ce la mettono tutta per aiutarci e per aiutare la nostra bella Italia ad uscire da questa empasse, la paura ci sta sempre più entrando dentro ma soprattutto è l’ansia che sta ottenebrando la nostra razionalità e capacità di giudizio.

Il panico è sicuramente più devastante di qualsiasi virus pur non sottovalutando gli effetti deleterei di quest’ultimo.

Lo stiamo vedendo ora perché non siamo mai preparati ad un male che non conosciamo e soprattutto non possiamo vedere.

Ad un male che ci costringe ad abbandonare le nostre abitudini ormai consolidate e certe per nuove regole dai risultati a volte incerti.

Ma il passato ci può aiutare ed insegnare molto…a degli anziani in una casa di riposo è stato chiesto se avessero paura del virus ed hanno risposto: ” ma che pauraaa!!! Noi siamo quelli della Spagnola!

Ho trovato un articolo che se letto attentamente e tolte alcune parti più specifiche sull’argomento petrolio (è del 2008, niente a che vedere con il Nuovo Coronavirus) è quasi perfetto per quello che sta succedendo ora nel 2020.

view-source:http://aspoitalia.blogspot.com/2008/07/dalli-alluntore.html

Invidie, pregiudizi, ignoranza, spaccature tra cittadini, spaccature tra i Governi, spaccature tra le Nazioni, non sono anche essi un virus che si propaga?

Solo unità e buon senso (soprattutto a casa nostra) potrebbe essere il primo vaccino per il Covid19.

Conscia della gravità della situazione, io sono comunque ottimista…e una risata ogni tanto ci fa anche bene. 😀

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