Lei è sempre in primo piano😃

La storia della maglia, tra realtà e leggenda, va avanti fino ai giorni nostri.

Eccovi ancora notizie e curiosità da Wikipedia:

Solo nell’epoca cristiana è possibile esaminare il primo reperto di lavoro a maglia, analizzandone la struttura e i colori.

rovine di Dura-Europas

Il reperto venne alla luce in Siria tra le rovine di Dura-Europas  e presenta una tecnica molto simile a quella usata quando si lavora con il ferro circolare oppure con i due ferri tenuti liberamente tra le mani. Tuttavia, Richard Rutt, in “A History of Handknitting” propende per la teoria che il frammento di Dura non sia stato lavorato a maglia ma con la più arcaica tecnica del naalbinding.

Nålebinding è una tecnica di creazione di tessuto che precede sia il lavoro a maglia che all’uncinetto.

La tecnica del lavoro in tondo

La tecnica del lavoro in tondo, ( che abbiamo visto ben rappresentata nel quadro “La visita degli Angeli”, dipinta da Mastro Bertram nel 1400 e da me citata nel post precedente) oltre che in Italia, era conosciuta anche nelle lande della Francia del Sud dove i pastori lavoravano usando cinque ferri e nelle isole britanniche Guernsey dove i maglioni sono lavorati in un solo pezzo, senza cuciture e nel nord, nell’area delle Shetland, dove i maglioni con tecnica Fair Isle, dall’Isola di Fair, vengono lavorati a jacquard multicolore, con un motivo tradizionale a “X” e “O”, circolarmente fino alle spalle, e in seguito tagliati per fare posto agli scalfi delle maniche e al collo (steeking).

Importanti sono poi le origini dei punti anche con le loro leggende.

I maglioni irlandesi, o Aran, hanno generato un vasto numero di leggende. La città di Bahnasa era in quel periodo abitata dai Cristiani Copti che erano scampati all’invasione degli Arabi e avevano trovato rifugio presso i monasteri delle coste e delle isole irlandesi.

In queste zone la maglia perse la vivacità dei colori ma acquistò il rilievo nella straordinaria varietà di punti che, eseguiti con la grossa lana non ritorta e non tinta delle isole Aran, riprodussero i più importanti disegni simbolici.

I punti, considerati dalla leggenda tutti simbolici e beneauguranti, venivano creati generalmente su un fondo a rasato rovescio sui quali spuntavano i boccioli dell’albero della vita, il movimento dell’acqua della sorgente della salvezza con motivi di maglie diritte, il diamante dell’abbondanza in forma di losanghe a grana di riso, le linee a zig-zag del matrimonio.

albero della vita

In questa regione ad eseguire i maglioni erano gli stessi pescatori, mentre alle mogli veniva delegato solo il compito di filare la lana.

Molto simili ai punti dei maglioni delle isole Aran, sono quelli dei maglioni Guernsey con la differenza che sono eseguiti, invece che con lana grossa, con lana sottile di colore scuro e basati sulla diversa combinazione dei diritti e dei rovesci dove l’effetto del rilievo è appena accennato.

Secondo una legenda, man mano che si procede nel lavoro i punti sono disposti dal basso verso l’alto in modo da ricostruire, in forma simbolica, le tappe della vita dell’uomo, dall’albero della vita alla corona della gloria. 

Lo stile detto Guernsey è legato ad un momento non lieto della storia della monarchia inglese e precisamente alla decapitazione di re Carlo I.
La tunica che Carlo I indossava al momento dell’esecuzione capitale avvenuta nel 1649 era lavorata in maglia di seta color blu reale ed era stata commissionata in Italia secondo lo stile e i punti Guernsey.

I motivi dei maglioni delle isole Shetland, lavorati nei colori naturali delle terre, dal panna al marrone scuro, sono maggiormente stilizzati e accostati ai motivi significativi delle terre scandinave come la stella di ghiaccio e la felce e possono essere realizzati in due versioni: una colorata e più vicina ai motivi delle altre isole e un’altra traforata più caratteristica di queste isole.

Anche se il lavoro a maglia non ebbe origine in Gran Bretagna, qui esso fu sempre tenuto in grande considerazione ed ebbe un fortissimo sviluppo. Quando il reverendo William Lee, inglese, inventò la prima macchina per maglieria, la regina Elisabetta I impedì che sotto il suo regno venisse utilizzata e l’inventore dovette emigrare in Francia.

La regina aveva infatti a cuore la sorte degli artigiani magliai che in quel periodo si erano organizzati in corporazioni con un preciso statuto.

Per diventare magliaio bisognava seguire un corso di apprendistato della durata di tre anni e nei tre anni che seguivano bisognava produrre delle prove che attestassero l’abilità personale. Era infatti obbligatorio saper eseguire un grande tappeto a più disegni e colori, un paio di calze, un berretto, una tunica o un maglione dimostrando di aver appreso bene tutte le tecniche.

Le corporazioni erano riservate solamente agli uomini ma anche le donne lavoravano a maglia alternandolo con il lavoro domestico e quello nei campi. In un museo del Galles sono conservati degli attrezzi a forma di coltelli incurvati che venivano infilati nella cintura e servivano a reggere il ferro destro che veniva inserito in un tassello all’estremità superiore.

Ma il progresso incalzava e il fratello del reverendo Lee ripropose con maggior successo l’uso della macchina per maglieria e già alla fine del 1600 si possono annoverare numerose macchine per maglieria nella zona di Nottingham che si estenderanno presto per tutta l’Inghilterra.

Nel 1700 e nel 1800 si continuò a lavorare ai ferri ma i colori vennero abbandonati. Divenne di moda il colore bianco e soprattutto i filati di cotone e di lino che ben si prestavano per realizzare corredi per neonato, sciarpe leggere e traforate, bordure e magliette.

In Francia nasce la cuffietta di cotone bianco che diventa parte fondamentale del costume contadino 

Nel Settecento a Vienna nasce la moda di infilare delle perline colorate nel cotone bianco lavorandole sempre sul diritto del lavoro in modo da formare dei disegni simili a piccoli arazzi.

In Inghilterra nascono nell’Ottocento le prime riviste di maglia che saranno presto imitate in tutta Europa. Anche in Italia compaiono le prime rubriche di maglia sul “Corriere delle dame” fondato a Milano nel 1804 da Carolina Arienti Lattanzi,  e in altri giornali soprattutto rivolti al pubblico femminile.

Moda di Francia, figurino, Corriere delle Dame, circa 1824 (Los Angeles County Museum of Art)

Parigi negli anni venti viene presentata dalla famosa sarta Elsa Schiaparelli una collezione di modelli trompe-l’œil tutti realizzati ai ferri che ebbe un grande successo.

1927 – Elsa Schiaparelli Crée le 1er Pull Tricoté Main, ‘Trompe l’Oeil’.

Alla fine della seconda guerra mondiale il lavoro a maglia si diffonde per il mondo conoscendo veri momenti di gloria e soprattutto nell’ambiente sportivo va di moda lo stile inglese dei maglioni Fair Isle che verranno indossati dalla stessa regina e dai suoi familiari.

HRH, Edward, Prince of Wales

Negli anni sessanta si assiste ad un vero “boom” della maglieria a mano. Alla fine del decennio e per i successivi anni settanta il lavoro a maglia conosce un ritorno alle origini.

Con fatti riguardanti il Sud America sulla scena politica, iniziarono a nascere modelli che imitavano il poncho e sui gilet apparvero i motivi peruviani dei lama e degli omini stilizzati.

Sempre seguendo il nostro filo di lana 🙂 siamo arrivati ai giorni nostri ed ora con internet ed i social è assai più facile trovare con chi condividere sia sul web che nella realtà la passione per il lavoro a maglia vuoi “sferruzzando” o anche solo imparando a conoscere questo mondo “lanoso”. 😀

Ho scritto questo post prima dell’attuale emergenza del “nuovo coronavirus” e vi invitavo ad andare alla kermesse sulla maglia a Firenze il prossimo 25 aprile ma ora invece vi invito a stare a casa quanto più possibile aspettando che tutto passi e magari per la fine di aprile ce la facciamo. 🙂 Consigliatissimo ora è lo ” smart working” 😉

mi raccomando…tenete le distanze!

Ecco il link che potrebbe interessarvi: https://knititalia.com/ 🙂

andate alla kermesse di KN.IT e sarete voi il novello re Artù del lavoro a maglia 😀

Si, eccomi di nuovo tra fili e gomitoli di lana morbidi e coloratissimi. 🙂

i miei fili si intrecciano facilmente 😀

Come vi ho detto, anche se io non ho mai imparato bene a lavorare a maglia, da piccola sono vissuta circondata da lane e gomitoli, da ferri ed uncinetti perché sia mia mamma che una mia zia hanno sempre sferruzzato o fatto lavori all’uncinetto oltre che ricami col telaio.

Quando andavo a casa di mia zia facevo una specie di full immersion nella lana perché lei era una insegnante di Economia Domestica e, soprattutto durante le vacanze scolastiche, si portava a casa i lavori che le sue allieve non avevano finito a scuola ed erano davvero tanti…che alla fine stando nella sua stanza eri avvolta da lana calda e colorata. 🙂

mia zia aveva un sacco di idee 🙂

Parlare della maglia oltre ad essere una specie di “amarcord” mi ha anche fatto scoprire un mondo che non conoscevo.

Riporto qui alcune notizie trovate su Wikipedia:

L’inizio del lavoro a maglia si perde nella notte dei tempi.

Solo quando ci si ferma al II o III secolo dopo Cristo ci sono notizie sicure perché prima la storia si confonde troppo spesso con la leggenda.

Sono state però trovate sculture che risalgono al IV secolo a.C. che hanno fatto ipotizzare che il lavoro a maglia fosse ormai entrato nella vita quotidiana, come dimostra una statua greca, che si trova ad Atene, nel Museo del Partenone, Kore n. 670, che sembra indossare un maglione come quello dei nostri tempi. 😀

Kore , Museo dell’Acropoli, Atene


Pur non avendo documenti specifici al riguardo, ad una osservazione attenta, si può notare che l’artista ha riprodotto con lo scalpello la lavorazione del punto a coste – 3 maglie diritte alternate a tre rovesci oppure un’alternanza di 7 diritti e tre rovesci – nelle vesti senza cuciture che venivano indossate durante le cerimonie sacre.
Da tener presente che il numero tre e il numero sette erano considerati numeri dal potere magico.

Testimonianze di lavori a maglia attraverso dipinti.

Certamente un capo che veniva indossato da un membro della casa reale veniva imitato ed infatti possiamo ammirare nei quadri di Hans Holbein il Giovane e di altri pittori della sua scuola, che ritraggono nel corso degli anni la famiglia dei Tudor, un medesimo e molto semplice motivo di berretto, lavorato a maglia rasata con diminuzioni regolari che rimasero di moda per un secolo.

Hans Holbein il Giovane-Autoritratto

Il quadro che più fedelmente è testimone dell’apprezzamento del lavoro ai ferri da parte dei pittori è la pala dell’altare di Buxehude in Germania, nota come “La visita degli Angeli”, dipinta da Mastro Bertram nel 1400, nel quale viene rappresentato un momento di vita familiare all’interno della casa di Nazaret.

Mastro Bertram – Pala dell’altare di Buxehude in Germania, nota come “La visita degli Angeli” – 1400

Nel dipinto si può osservare la Madonna intenta a sferruzzare una piccola tunica “inconsutile”, cioè senza cuciture, per Gesù Bambino rifinendo la scollatura col sistema circolare a quattro ferri, sistema ancora sconosciuto in quei tempi in Germania, ma osservato dall’artista durante un viaggio in Italia.

“La visita degli Angeli” – 1400 -particolare

Girovagando sul web mi sono imbattuta in diversi articoli su come poterci rilassare e trovare un po’ di calma almeno interiore se quella esteriore sembra quasi irraggiungibile, a volte.🙄

Un articolo di Donna Moderna mi ha colpito😳 : “ Lavoro a maglia, yoga per la mente”, intervista all’economista Loretta Napoleoni.

https://www.donnamoderna.com/news/societa/lavoro-a-maglia-yoga-per-la-mente

Ora, devo dirvi che questo articolo ha attirato la mia attenzione perché anche io da piccola sono stata iniziata al lavoro a maglia da mia mamma ma forse la mia passione non era come la sua e così il mio sferruzzare 🧶 non ha prodotto molto più di una sciarpa 🧣 stretta e corta.😁

Ma perché è proprio vero che a volte “ le passioni saltano una generazione”, mia figlia ha sempre avuto la passione per i lavoretti fai-da-te al telaio o all’ uncinetto ed ora, ormai grande, ama sferruzzare 🧶 e devo dire che a differenza di me, ha molta costanza e riesce a fare cose carine ed utili…🧦🧤, non sciarpe strette e corte,😀 mia mamma ne sarebbe stata proprio contenta.👵

È anche vero che ora con internet è molto più facile trovare con chi condividere le proprie passioni, e non solo virtualmente.

Per (re)imparare ad usare i ferri ci sono tutorial online e corsi dal vivo perché “ fare la maglia in gruppo ha un forte potere di aggregazione” di cui noi oggi abbiamo più bisogno che mai.

E anche se non si “sferruzza” il mondo della maglia è così variegato e pieno di colori come i suoi fili di lana che non ci si annoia mai.

Lei è pronta a darci un aiuto 🧶😊