Come ogni Natale anche quest’anno Madrid dal 27 novembre ha acceso le sue luci di Natale un po’ nel segno del risparmio come si conviene alla crisi (utilizzando le luci impiegate l’anno scorso sistemate in luoghi diversi) un po’ con qualche novità come le luci che illuminano quest’anno la “Gran via” con uno skyline immaginario di grattacieli per iniziare a festeggiare già da ora il centenario di questa importante via cittadina, che avverrà l’anno prossimo.  Particolarmente curiosa l’illuminazione natalizia del quartiere di Lavapiés dove 400 gabbie dorate ed illuminate contengono i “ricordi” che gli abitanti del quartiere hanno apportato per la decorazione natalizia.

Fra i tanti alberi di luce che decorano Madrid in questi giorni due  completano il festeggiamento di questo centenario: il primo, l’albero “100”, ispirato sempre ai grattacieli e  il secondo con uno sguardo rivolto all’Expo di Shangai del 2010.

“La città dei bambini” ed il “Mundo Jurasico” per i piccoli, presepi, mercatini, spettacoli teatrali, concerti e tante altre mostre ed attività per tutti rallegreranno i festeggiamenti di questo Natale di Madrid con un variato programma che finirà, come ogni anno, con la grande sfilata dei Re Magi (la Cabalgata) della sera del 5 gennaio.


(da www.esmadrid.com )

E per chi volesse vedere le luci del Natale scorso o le cose curiose del Natale a Madrid…

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La pradera de San Isidro, Francisco de Goya (1788) – Museo del Prado (Madrid)

Oggi, 15 maggio Madrid festeggia il suo patrono San Isidro labrador (San Isidoro Agricoltore) e come da tradizione si accorre alla “pradera de san Isidro”  vicino alla chiesetta del santo a festeggiarlo possibilmente vestiti da “chulapos e chulapas”  a ritmo di “chotis” con buon cibo, vino e i dolci tipici: le “rosquillas listas y tontas”…

Sono 5 giorni di festa con riti religiosi e spettacoli sia di antica tradizione o meno  che si tengono per le vie ed i quartieri più tipici della città;  dalle sfilate di “giganti” (grandi pupazzi della nostra tradizione) alla processione dell’immagine del santo, dalla visita alla “ermita del santo” ai balli e vari spettacoli teatrali e concerti…

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La ermita de San Isidro, Francisco de Goya (1788) – Museo del Prado (Madrid)

Più che il commento del programma delle feste, ormai verso la fine e che mi vedono così fisicamente lontana, vorrei darvi qualche notizia sul nostro patrono di cui fra leggende, opere letterarie e fatti veri, si raccontano tanti  eventi miracolosi , oggetto di narrazioni popolari dei suoi concittadini, molto prima di essere diventato santo per la chiesa …un uomo umile che ha lavorato tutta la sua vita la terra con totale dedizione in una Madrid che allora non era che un paesotto di agricoltori…

Nato a Madrid attorno all’anno 1082 da umile famiglia contadina e rimasto molto presto orfano iniziò a lavorare quasi da bambino scavando in un primo tempo pozzi ma diventando poi contadino, attività che svolse durante tutta la sua lunga vita. Sposato con Maria Toribia, divenuta in seguito Santa Maria de la Cabeza, conosciuta a Torrelaguna, località dove arrivò in fuga dalla conquista almoravide di Madrid, ebbe con lei un unico figlio, Illan, diventato pure lui santo in seguito.

SISIDROTornato a Madrid iniziò a lavorare come bracciante agricolo al servizio di Ivan de Vargas membro di una importante famiglia della città. Abitando nelle vicinanze della chiesa di San Andres, vi si recava a pregare tutte le mattine prima di andare a lavorare la terra. Questa sua abitudine lo fece diventare oggetto di derisione ed invidia da parte dei suoi vicini che lo denunciarono al padrone per i suoi supposti ritardi e poca dedizione al lavoro… Si racconta così che, nascostosi il padrone per controllare il lavoro svolto da Isidro, vide con stupore che i campi venivano arati dagli angeli mentre lui era in preghiera…

Alla sua morte nel 1172 la sua fama era enorme ed i racconti di fatti miracolosi si susseguivano. Si raccontava che aveva fatto salire il livello dell’acqua del pozzo dove era caduto suo figlio salvandolo così dalla morte, che morta la figlia del suo padrone l’aveva riportata in vita solo prendendola per mano, che nonostante buttasse a terra metà del grano che portava al mulino per sfamare gli uccelli, all’arrivo al mulino il sacco era nuovamente pieno e che la stessa cosa accadeva con i tegami di casa sua quando sfamava i poveri, il poco cibo che avevano aumentava miracolosamente sfamando tutti… Si diceva anche che in tempo di siccità con un colpo del suo aratro riuscì a far scaturire acqua dai campi…e fu così tanta, che si potè dissetare l’intera città di Madrid… e tanti tanti altri prodigi miracolosi si narrano ancora….

Ed eccoci, anche quest’anno ai colori della mia cara città, Madrid, per Natale… Questo, tutti lo sappiamo, è un Natale diverso, è un Natale in tempi di crisi e all’insegna del risparmio per cui non poche polemiche hanno accompagnato l’accensione delle luci di Natale a Madrid.

Le amministrazioni locali socialiste hanno deciso di accendere le luci a metà dicembre per risparmiare, ma a Madrid è stata fatta un’ altra scelta… I quasi 9 milioni di lampadine sono state accese il 28 novembre, si illuminano più zone degli anni passati (160 in totale gli spazi illuminati quest’anno), si usano però i “leds” , luci con consumi ridotti… che anche se costano ancora 600.000 euro in più dell’anno scorso (la spesa totale arriverà a 4,6 milioni di euro) suppongono diversi vantaggi ambientali e di efficenza energetica riducendo il consumo energetico di un 61,3 % , l’ emissione nell’atmosfera di diossido di carbonio ed eliminano completamente le radiazioni ultraviolette.

Ma lasciando da parte polemiche e cifre nulla di meglio che un giretto pur se “virtuale” tra campi fioriti, stalattiti, cupole appese in aria, grappoli d’uva, occhi, nastri colorati, tende di luce, profili di montagne, lune e gatti e quanto altro i disegnatori, stilisti e architetti che hanno pensato le luci quest’anno propongono nel Natale di Madrid….

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Assieme alle luci 10 grandi alberi (uno arriva a ben 51 metri d’altezza) sono dislocati nelle piazze centrali… Un video ci porta in giro a vederli 🙂

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Avrà luogo il tradizionale “Mercato di Natale” nella “Plaza Mayor”, il bus di Natale farà il tour fra le varie zone illuminate, percorso che quest’ anno si potrà fare anche in bicicletta, la “Ciudad de los Ninos” animerà il Natale dei piccoli con teatro, spettacoli e laboratori, e ci saranno i tradizionali percorsi tra gli innumerevoli presepi allestiti ed aperti alla visita, concerti…e tante attività… L’amministrazione comunale è ancora alla ricerca di sponsors per poter offrire le manifestazioni che quest’anno ha dovuto sospendere nonostante il successo ottenuto altri anni per mancanza di fondi… chissà….

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E per chi volesse vedere le luci del Natale scorso o le cose curiose del Natale a Madrid…

Chi di voi è andato a Madrid quasi sicuramente avrà visto “Las Cuevas de Luis Candelas” un ristorante tipico nel centro vecchio di Madrid. Ma, per chi non la conosce, vorrei raccontare la storia di questo bandito di Madrid, uno dei nostri personaggi più popolari 🙂

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…dal ritornello di “las coplas de Luis Candelas”

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Debajo de la capa de Luis Candelas
Sotto il mantello di Luis Candelas
mi corazón amante vuela que vuela.
il mio cuore che ama vola e vola.
Madrid te está buscando para perderte
Madrid ti sta cercando per rovinarti
y yo te busco sólo para quererte.
ed io ti cerco solo per amarti.
Que la calle en que vivo está desierta
Che la via in cui abito è deserta
y de noche y de día mi puerta abierta.
e di notte e di giorno la mia porta aperta.
Que estoy en vela (bis)
Che sonno in veglia
para ver si me roba
aspettando mi rubi
-¡Ay!- Luis Candelas
Ay… Luis Candelas.

………..
Così recita la “copla” (il canto popolare) di Luis Candelas, perché Luis Candelas bandito urbano, del centro di Madrid, nonostante morisse a poco più di 30 anni divenne una leggenda già da vivo e il popolo ammirando le sue gesta che erano raccontate dai cantastorie, lo eresse a mito, cantando le sue vicende in “coplas” che tutti noi ancora oggi conosciamo… 🙂

Luis Candelas (Museo Municipal)

Nacque il 9 Febbraio 1804, in una falegnameria nel quartiere più tipico di Madrid, Lavapiès. Terzo figlio di una coppia benestante che, sperando di dargli un futuro da medico o avvocato, lo iscrisse al collegio di San Isidro da dove venne espulso per due schiaffi dati in risposta ad uno, ricevuto da un chierico. Nonostante non proseguisse in lunghi studi, la lettura fu sempre una delle sue più grandi passioni, traendone ispirazione per la sua vita ed i suoi colpi.

Da bambino iniziò a farsi conoscere nel quartiere grazie alle “pedreas”, le lotte a colpi di pietre fra differenti bande di bambini, molto comuni allora. Amico sempre dei peggiori del quartiere, incominciò ad avere guai con la giustizia già da adolescente. A 15 anni venne processato per furto, ma assolto nell’impossibilità di dimostrare la sua partecipazione al furto, decise che questo poteva essere un buon modo di guadagnarsi la vita senza lavorare, sperando di farla franca. Poco dopo, ancora minorenne, finì nel carcere per vagabondaggio. A 19 anni, rimasto orfano del padre, per un certo periodo lavorò come libraio ma già a 21 anni fu condannato a 6 anni di carcere per il furto di due cavalli ed una mula.

Amante del bel vestire, gentile, educato e di bell’aspetto divenne il “Don Giovanni” dei quartieri bassi di Madrid. Si racconta che nei primi anni della sua carriera di delinquente, la sua occupazione preferita fosse conquistare le donne e vivere alle loro spalle… Dedicatosi poi al suo “mestiere” di “ladro a tempo pieno” era considerato un vero “artista” data la sua abilità nell’ uso di ferri di vario tipo e chiavi false per scassinare così come quella nel borseggio, “qualità” entrambe di cui difficilmente è dotata una sola persona.

Dopo due duelli che lo vedono vincitore, forma una banda che gli permetterà di continuare a fare furti sempre più rischiosi e con maggior bottino. Per il suo ingegno e per le vittime che sceglieva (i personaggi potenti, sicuramente poco amati dal popolo) queste “gesta” erano ormai cantate dai madrileni con un certo affetto. E’ questo un periodo di furti seguiti dai tentativi di sua madre di metterlo sulla giusta strada. Così si decide di sposarlo con la figlia di ricchi possidenti terrieri amici. Si organizza un gran bel matrimonio a cui partecipano più di cento persone. Ma dopo pochi mesi il matrimonio fallisce e Luis lascia la sposa tornando alla sua vecchia vita a Madrid. Appena tornato viene incarcerato ma, nonostante la condanna a 4 anni, la sua prigionia non dura molto…annoiato dopo pochi giorni di prigione decide di scappare… Da quel momento è un evaso ricercato dalla giustizia. Inizia le rapine alle diligenze ed ai carri che trasportano le merci a Madrid.

La sua relazione con Lola “la Naranjera”, amante del re, gli procura amicizie importantissime che lo fanno uscire di galera appena entrato. Ma anche la sua abilità lo aiuta in questo. Così evade dalla prigione ogni volta che vuole e persino, condannato ormai a 14 anni, in meno di 24 ore mentre lo traducevano al penale incatenato con tanti altri. Per lui, una volta fermi nelle stalle per dormire, è uno scherzo liberarsi dalle catene con l’aiuto della fibbia della cintura e, provocato un incendio, nella confusione fuggire portando pure via i soldi della posta ed una pistola.

Si racconta che, nel viaggio di ritorno a Madrid, trova un vecchio venditore ambulante sull’asino vecchio e malandato che si lamenta dell’affaticamento e vecchiaia del suo ronzino e senza pensarci un attimo uccide l’animale con uno sparo in testa. Alle lacrime del padrone risponde, consolandolo, che la povera bestia ormai doveva solo riposarsi e gli dona le monete d’oro per comperare un asino giovane e robusto che lo aiuterà molto di più nelle fatiche. Fatti come questi, il suo totale rifiuto di usare violenza alle sue vittime e l’abitudine di scegliere come vittime i personaggi meno amati dal popolo, gli procurano la fama di bandito gentile e incapace di fare del male fisico al malcapitato e premuroso e generoso col bisognoso, uno che ruba a ricchi e potenti per aiutare i poveri.

Morta sua madre nella sua assenza, eredita una grande fortuna che lo convince a desistere dal continuare a rapinare diligenze. Madrid era in quel periodo un pullulare d’intrighi politici che vedeva i liberali schierati contro gli assolutisti rappresentati in primo luogo dal Re. E in questi intrighi anche i delinquenti trovavano appoggi ed una loro collocazione alleandosi coi liberali…. Ma le sorti di liberali ed assolutisti erano alterne e Luis che non era uno sprovveduto, seguendo da vicino le alterne vicende politiche, decide di adattare la sua vita a questa alternanza, adattandosi al meglio al bipartitismo. 😀

Si crea una personalità per il giorno, quella di un ricco e rispettabilissimo faccendiere del Perú, don Luis Alvarez de Cobos, elegantissimo sempre, biondo, con le larghe basette convertite in barba appuntita ed occhialini dorati. Racconta con i suo modi squisiti ed il suo aspetto impeccabile di essere nella Corte per risolvere i problemi di una eredità complicata. Acquista una gran bella casa nella “calle di Tudescos” dal cui ingresso principale entra ed esce di giorno. Appena fa buio però esce dalla porta posteriore che si apre su una viuzza buia, tramutato nell’aspetto fisico, senza nessun accento delle lontane Indie, cambiando la compagnia di Lola “la Naranjera” per quella dei fidi compagni di scorrerie o di un’avventuriera ricca ed aristocratica. L’obbiettivo ora è avere relazioni con gente importante che gli permetta con piccoli colpi, tanti introiti. E per questo inizia a frequentare caffè e saloni eleganti.

Carcel de Corte

Nei periodi di detenzione diventa il padrone del carcere arrivando anche ad organizzare una cospirazione dal carcere con un importante politico massone detenuto e condannato e la sua amica aristocratica. Riesce pure a farlo evadere ad un passo ormai dalla forca e due giorni dopo scappa pure lui. Ormai è diventato una leggenda ed i suoi colpi diventano ogni volta più clamorosi e sfacciati. Come il furto di due orologi, d’ oro ed argento rispettivamente, ad un uditore dell’Audiencia Real conosciuto nei caffè eleganti che frequenta di giorno. Uno glielo sottrae mentre parla con lui e subito dopo va dalla moglie del malcapitato e raccontandogli di portarlo a riparare per conto del marito si fa consegnare l’altro da riportare,a dir suo, al marito.

Ormai i colpi diventano sempre più popolari e si comincia ad idealizzarlo. Sta diventando un mito. Uno dei colpi più clamorosi fu quello a danno del più grande negozio di tessuti ricamati in oro per abiti liturgici in pieno centro di Madrid. Arrivato nel negozio in una bella carrozza come segretario di un vescovo assieme al suo aiutante, chiede per il vescovo, stanco del lungo viaggio, una poltrona per riposarsi.. Mentre il vescovo riposa, segretario ed aiutante iniziano a chiedere pezzi di velluto, tessuti preziosi e tantissima merce di gran valore che, dopo l’approvazione del segretario, viene caricata su di un carro che appena completamente pieno parte. Solo dopo un po’ vedendo che segretario, assistente e carro erano spariti, dimenticando fra l’altro il vescovo, il negoziante inizia a sospettare e chiama la polizia. Il vescovo non era che lo scemo del quartiere che avevano convinto e pagato per stare zitto e addormentarsi sulla poltrona e la polizia non riuscì ad avere da lui nessun’altra informazione che la cifra pagatagli per andare ad addormentarsi in poltrona.

Ma, per la prima volta forse, Luis Candelas s’innamora e lo fa di una ragazza, Clara, di buona famiglia, onesta e che pensa al matrimonio con il ricco e affascinante “faccendiere” venuto dalle Indie però….Il Re ormai è morto ed, iniziata la guerra carlista, i liberali ora non trattano coi delinquenti, gli danno la caccia… E soprattutto, Candelas fa i colpi più clamorosi, quelli che sembrano una sfida al potere… E qua cambia la sua sorte…

Pochi giorni dopo “il colpo del vescovo”, Candelas ed i suoi irrompono nel laboratorio della sarta della regina e dopo aver legato ed imbavaglliato i presenti, prendono 35.000 “reales” in contanti ed una gran quantità di tessuti e vestiti già pronti per la famiglia reale. Ma non contenti, subito dopo assaltano la diligenza con l’ambasciatore di Francia e signora. La pressione della polizia diventa insopportabile e Luis Candelas è costretto alla sospensione temporanea della sua attività. Clara e Luis vanno via da Madrid, ma lei al conoscere il vero mestiere del suo amato, forse lo tradisce… Sia così o semplicemente per la pressione asfissiante della polizia, Luis Candelas viene arrestato per l’ultima volta il 18 luglio di 1837. Lo rinchiudono a Madrid nella prigione di Corte.

Luis Candelas al “garrote vil” (Museo Municipal)

Ha oltre 40 delitti a carico, l’aggravante di essere liberale ma è soprattutto un simbolo… Viene condannato a morire di “garrote vil”. Si dice che alla domanda del tribunale dopo la condanna rispose che la sentenza anche se tardiva era ragionevole. Chiese clemenza alla regina ma non la ottenne. La pressione sociale e politica era enorme perché gli concedessero la grazia. Il 6 novembre 1837 vestito con un saio giallo è portato su di un asino al patibolo. C’era tutta Madrid lì. Raccontano che le sue ultime parole furono…. “Paese mio, sii felice”… Solo questo mancava per farne di un bandito urbano un vero mito: Luis Candelas passò alla Storia, la sua vita ormai era una “copla” che ancora oggi si canta… 🙂

Finora vi ho accenato brevemente alle caratteristiche che rendono diverso il Natale in Spagna … E ho anche messo foto dell’illuminazione di Madrid perchè, dovendo scegliere, potevo non scegliere la mia città adorata? Ma ovviamente erano le luci dell’anno scorso…e volete che non vi aggiorni sulle ultime diavolerie luminose escogitate dai madrileni? Nooooo, ovviamente! 😀 ….

Madrid è bella tutto l’anno, ma a Natale cerca sempre di vestire i suoi panni migliori. Le varie amministrazioni comunali cercano ogni volta di stupire e creare un evento di ciò che ogni anno avviene tradizionalmente. Quest’anno otto nuovi disegners si uniscono a quelli dell’anno scorso per creare, inspirandosi a Madrid, un Natale diverso, tanto colorato ed un tantino insolito. Quasi nove milioni di lampadine, 900.000 più dell’anno scorso occuperanno 150 spazi tra vie, piazze o edifici, illuminando il Natale madrileno che grazie all’uso delle tecnologie di avanguardia per il risparmio energetico ridurranno il consumo di un 8% rispetto all’anno scorso.

Ci sono 25 abeti artificiali giganteschi (uno di ben 48 metri!!) e ben 23 “ciliegi in fior” creati con lampadine bianche, rosa e blu, c’è persino un albero dei desideri installato nel Parco del Retiro che crescerà coi desideri espressi dai madrileni in palloncini che andranno a riempirlo al suo interno facendolo crescere. I palloncini saranno liberati, si spera propiziando il raggiungimento di questi desideri, il 6 gennaio. Gli auguri dell’Amministrazione comunale sono dati sotto forma di spettacolo di luci e suoni sul ex Palacio de Comunicaciones, oggi sede del nuovo Municipio come ormai è tradizione la notte del 23 dicembre.

E per vedere le luci di Natale di una città grande come Madrid quest’anno è nata una nuova linea di autobus che porterà chiunque lo voglia e non abbia paura del freddo a fare un giro fra le luci natalizie nel caos del traffico madrileno.

Assieme al gran presepe comunale ed ai tantissimi presepi che si trovano un po’ ovunque quest’anno c’è una novità molto particolare… Il più gran presepe al mondo fatto in ghiaccio e neve. Forma parte di una mostra di sculture sul ghiaccio allestita a Madrid in questi giorni, e logicamente fra le sculture anche dei monumenti di Madrid gli artisti del ghiaccio hanno fatto un enorme e bellissimo presepe….

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E per completare le notizie eccovi qua un giro virtuale sulle luci di Madrid….. 🙂

(viene da qua…)

I dolci di Madrid sono legati soprattutto alle feste della città. “Las torrijas”, il più importante di tutti, si mangia soprattutto nella Settimana Santa e sono fette grosse di pane inzuppate nel latte (o nel vino) passate nell’ uovo e fritte, tocco finale un po’ di cannella o miele. Le “huesos de santo” (ossa del santo) devono il loro nome alla forma allungata ed al fatto che si preparano il 1 di Novembre, il giorno di Ognisanti. Sono fatti di pasta di mandorle ripiena di crema. Sono il modo di ricordare i defunti dei madrileni, assieme ai “buñuelos”. Le “rosquillas del santo” si preparano per il 15 maggio festa di San Isidro, patrono di Madrid. Sono ciambelle e sono di tre tipi: “las tontas”(le sceme) chiamate così per non essere ricoperte di nulla; “las listas” (le furbe) ricoperte di zucchero fuso e quelle di Santa Clara ricoperte di meringa secca. Non si possono dimenticare “los churros” che abbiamo già menzionato e “los barquillos” cialde di forma cilindrica, molto simili a quelle dei gelati, che vengono venduti per strada in tutte le feste da caratteristici personaggi col tipico vestito del “chulapo” di Madrid che li trasportano in enormi e curiosi cilindri colorati con una apertura in alto che somiglia alla ruota di un timone, la “barquillera”…

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E siccome i dolci tipici si mangiano nelle principali feste cittadine, non si può non menzionare le tipiche feste di Madrid. Sono forse le uniche occasioni in cui si vede e si sente il “vero madrileno”. Sono molto popolari e si svolgono per strada, frequentate soprattutto da chi madrileno lo è da sempre e tutto l’anno convive serenamente ed in armonia con gente di ogni dove, ma che in queste occasioni torna a sentirsi “solo madrileño”. Nelle “verbenas”, balli per strada, si balla “el chotis”, il tipico ballo di Madrid, si fanno uscire dagli armadi i vestiti di “chulapos” e “chulapas” e si sentono suonare los “organillos” (piccole pianole da strada). Le principali feste sono: il 15 maggio per il patrono San Isidro ed il 15 agosto per la “Virgen de la Paloma” la patrona “popolare” di Madrid. Ovviamente si fanno anche processioni e per San Isidro si va anche alla “hermita del Santo”, mentre il quadretto della “Virgen de la Paloma” ogni anno per la sua festa viene amorevolmente preso in consegna dai pompieri, gli unici in grado con la loro scala di poterlo prendere e portarlo in processione per le vie. Come detto prima, la Virgen de la Paloma (Madonna della Colomba, nome datole per il ritrovamento del quadro che la rappresenta in una colombaia) è solo la patrona “popolare”. La patrona ufficiale è la “Virgen de la Almudena” la cui effigie rimase nascosta dentro la muraglia di Madrid dal 712, anno in cui fu nascosta per sfuggire all’assedio arabo, fino all’anno 1085 quando, finalmente riconquistata Madrid e non riuscendo a trovare più il luogo del nascondiglio, durante una processione fatta allo scopo di chiedere un segnale per trovarla, si aprì la muraglia con grande frastuono ed apparve l’immagine. Oggi in quel luogo c’è una targa a ricordo ed una piccola effigie.

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Ci sono infinità di cose che potrei ancora raccontare di Madrid, tantissimi posti appena accennati o lasciati da parte per non disperdere troppo il filo del racconto della “mia città”..C’è una gran offerta culturale con ben 73 musei, opera, teatri, spettacoli di ogni tipo, festival di musica e danza…estesi e curati parchi e giardini che permettono di passeggiare, remare, fare sport, persino di dare da mangiare agli scoiattoli in una città che è una delle capitali più verdi d’Europa…C’è l’enorme aeroporto internazionale dove arrivano settimanalmente più di 1000 voli provenienti da tutto il mondo; ci sono due Palazzi di Congressi, c’è il moderno recinto della fiera “del Campo de las Naciones” e ci sono più di 80.000 posti in altri centri di riunioni che fanno di Madrid uno dei centri di affari più rinomati d’Europa… C’è una metropolitana efficiente e molto estesa che permette non solo di raggiungere in pochissimo tempo qualunque zona della città ma che ormai raggiunge l’aeroporto e molti paesi della provincia…e ci sono tante altre cose ancora…

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Ma quel qualcosa che caratterizza Madrid è la sua profonda e contagiosa passione per la vita, la sua scatenata effervescenza così come quella dei suoi abitanti. Io direi che Madrid più che vista va “assaporata”, ad incominciare dai “volti” di Madrid, i volti della gente che si vede per strada…suonatori di bicchieri, piccole bands più o meno improvvisate, mimi…ovunque è un palcoscenico, ovunque ci si raduna…

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C’è un’ infinità di proposte per il tempo libero e lo svago. A Madrid esce settimanalmente un giornalino molto venduto, si chiama la “Guia del Ocio” e serve per poter conoscere almeno una parte dell’ampia offerta che c’è al riguardo. Locali, discoteche, bar, caffè e nuove terrazas aprono in continuazione. La zona vecchia, piena di animazione e sempre brulicante di gente fino a tardi, i quartieri di Chueca (per i gay), Bilbao (per i modaioli) e Malasaña (per gli alternativi) racchiudono il triangolo della moda madrilena, delle nuove tendenze e della vita notturna più scatenata. Ci sono anche Arguelles per gli studenti, Salamanca per i bar con musica e Huertas per tutti.

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E c’è anche una grande offerta commerciale e per lo shopping che va dalle piccole e caratteristiche botteghe del centro, a tutte le più grandi firme ed alla grande distribuzione con l’immancabile Corte Inglés, che si trova ovunque, la “esquina del Bernabeu” (vicino allo stadio del Real Madrid), Xanadù, Mercado Fuencarral, e “la Vaguada” per citarne solo qualcuno dei più noti.

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Non mi rimane che dire…anche se lo avrete già capito.. che io adoro Madrid con tutta la sua allegria, la sua confusione e le sue contraddizioni ma con quella vitalità che difficilmente si trova altrove. Spero che, se andrete in Spagna, visitiate Madrid perché, come già dissi all’inizio di queste pillole, noi madrileni diciamo…de Madrid al cielo y un agujerito para seguir viendo…(da Madrid al cielo…ed un forellino per poter continuare a vederla)

inoltre….

(viene da qua…)

La cucina di Madrid ha subito l’influenza delle cucine di coloro che sono arrivati qui da ogni parte, soprattuto da quando nel lontano 1561 Felipe II vi portò la corte e ne fece la capitale. E l’arrivo della corte contrappose la fino allora esistente cucina popolare, che si usava nelle case dei madrileni e nei “mesones”, a quella propria dell’aristocrazia di corte. Ed è proprio nei “mesones” che la cucina madrilena ha amalgamato ambedue subendo anche le influenze delle cucine regionali ed arabe . E lo fa così bene che l’aristocratica tortilla di patate, cucinata e mangiata per tanto tempo solo a corte, diventa uno dei piatti più popolari in assoluto a Madrid, mentre il “pastel de liebre” (pasticcio di lepre) amato e cucinato dal popolo, diventa un piatto della cucina di corte.

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I madrileni amano “picar” (“spizzicare”) fuori orario. I bar e le caffetterie sono pieni di gente a tutte le ore del giorno. Iniziando dal mattino quando si fa la colazione verso le 10, a volte con “el chocolate con churros” (cioccolata molto densa e calda con una specie di frittelle strette e lunghe, che può anche essere merenda nel freddo inverno, o chiusura di una lunga nottata di “movida”), si prendono tramezzini misti, croissant nelle croissanterie infarciti di ogni cibo immaginabile, toasts con burro e marmellata e verso pranzo o cena si prende l’aperitivo… ma si mangiano anche “bocadillos” (panini) dall’ eterno “bocadillo de calamares” alle altre tantissime varietà, come il “pepito de ternera” o ” el montado de lomo”….

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Ci si ritrova con gli altri per l’aperitivo prima di cena o di pranzo nei fine settimana. Si ordina un “chato” (piccolo bicchiere di vino rosso o bianco) o una “caña” (un bicchiere di birra), accompagnato da “tapas” (un intera porzione) o “pinchos” (porzione molto più piccola tenuta su sovente da uno stecchino). Per chi non lo sapesse, le tapas sono singole porzioni piccole ma molto sfiziose. Se ne mangiano tante in piedi al “bar de tapas”. “Tapear”, il verbo con cui si indica l’andare in giro per tapas non è solo un modo diverso di mangiare, per i madrileni è un modo di vivere: si sta insieme, si tira a far tardi, ci si sente parte della comunità. Abitualmente si prendevano una o due tapas per locale assieme ad una bevanda per passare poi ad un altro e prenderne altre ma ora, data la gran varietà che si trova in ogni bar, ci si ferma in uno solo a pranzare o cenare “tapeando” con.. Gambas al ajillo, gambas con gabardina, boquerones en vinagre, callos, patatas bravas, tortilla brava, setas al ajillo, caracoles a la madrileña, soldaditos de Pavia, pincho moruno, pinchos de lomo o chorizo … la varietà è enorme. Si trovano bar de tapas in qualsiasi zona della città. Il più conosciuto è “el Museo del Jamón” (prosciutto) dove una enorme quantità di prosciutti scende dal soffitto.

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Forse la parola “tapa” viene dall’antica abitudine di “tapar” (coprire) i calici ed i bicchieri di vino nelle taverne e mesones con un pezzo di pane o con un pezzetto di prosciutto per impedire che vi entrassero le mosche o la polvere. Sia questa o un’altra l’origine, è una tradizione molto antica risalente al medioevo e che oggi è diventata ormai un simbolo d’identità al punto che durante la Conferenza di Madrid, la regina Sofia ed il sindaco invitarono Raisa Gorbachova ad una bevuta con tapa durante la sua visita a Madrid.

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Ma si fa anche pranzo o cena normalmente, quando non si può “ir de tapas”, e la tradizione dei nostri pasti non è leggera e nemmeno aristocratica. Il piatto per eccellenza è “el cocido” (bollito con carne, insaccati, ceci e verdure varie), la tortilla de patata (frittata di patate), los callos a la madrileña (trippa con chorizo, un salame con paprica), el potaje de garbanzos con espinacas y bacalao (ceci con spinaci e baccalà), la sopa de ajo (zuppa d’aglio) e anche se può sembrare un paradosso, data la posizione di Madrid, una grande importanza nei piatti madrileni hanno il pesce ed i frutti di mare. “El besugo a la madrileña” è uno dei piatti madrileni più antichi e assieme c’è la gran varietà di piatti preparati col baccalà: los soldaditos de pavia, buñuelos, croquetas… perchè, anche se si stenta a credere, Madrid è il secondo mercato per importanza di pesce al mondo dietro a quello di Tokio.

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E si può andare di “tapas” o mangiare i piatti tradizionali madrileni in tanti mesones, fondas, taverne e ristoranti di ogni tipo. Qualcuno è anche tanto antico da figurare nel Guinnes dei Primati (il restaurante Botin che esiste dal 1725) , altri ancora decorati con mosaici alle pareti e molto caratteristici, altri moderni e con la cucina di ogni tipo e persino le “cafeteria” dei centri commerciali sono piene all’inverosimile e non si fa solo merenda, si fanno anche i pasti…

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Ma per ora finiamo qua, mi ha preso fame, 4665ade.png finiremo la prossima volta…

(continua qui….)