Il lungo periodo della dittatura, che vietava lo svolgersi di manifestazioni mascherate, ha fatto perdere in Spagna il ricordo di maschere tradizionali del nostro Carnevale, se c’erano, aa9a065.png ma rimane  ancora qualche curiosa maschera a rappresentare ormai il folklore e tradizioni di altri tempi in qualche carnevale che si celebra ancora qua e là a testimonianza di diversi carnevali rurali…. Ecco qualcuna di quelle più note…

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il-peliqueiroA Nordovest della Spagna, a Laza, si svolge uno dei 10 carnevali più antichi del mondo… Protagonisti sono i “peliqueiros”, “la morena” ed il “testamenteiro”. I “peliqueiros”, che sfilano la domenica di carnevale, indossano vestiti eleganti e vistosi, una maschera che copre loro il viso, un copricapo molto bello e sgargiante, campanacci e simboleggiano il potere. Non devono parlare e camminano a piccoli salti mentre ballano costantemente. Non li si deve toccare o si rischia una scudisciata anche se li si può insultare per tutto il percorso. Al lunedì mattina si svolge una vera battaglia fra i vicini del paese con stracci unti di fango. Nel pomeriggio scende “la morena” da un quartiere alto della città. E’ un testa di mucca guidata  da uomini che si nascondono sotto un cencio.  Si chiude il carnevale con la  lettura  del testamento dell’asino dove si criticano tutti gli eventi più importanti dell’anno.

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Nella zona di Navarra ce ne sono diverse, assai antiche…

  • zanpantzarEl “zanpantzar”, formato da gruppi di vicini, vestiti con sottovesti con pizzi, pelli di pecore, fazzoletti colorati al collo, strani cappelli a forma di cono con nastri, “hisopos” di coda di cavallo e dei grandi campanacci legati alla schiena che suonano al loro camminare ritmato,che nell’ultima settimana di gennaio partono al lunedì da Ituren per raccogliere un analogo gruppo di una località vicina, Zubieta, e assieme percorrono il primo paese per poi l’indomani invertire il percorso e percorrere entrambi il secondo.
  • copia-de-el-zaldicoNel piccolo paese di Lanzt il «ziripot» in un costume di tela di sacco ripieno di paglia che lo rende assai tondeggiante ha il suo bel da fare a rimaner in piedi e non soccombere ai continui tentativi dello «zaldiko» (travestito da cavallo) di farlo cadere a terra. Ma anche lui stesso è minacciato dagli «arozak» (maniscalchi) e i «txatxos» che travestiti con vestiti variopinti lo perseguitano. Anche Miel Otxin, un bambolotto con le braccia in croce che rappresenta un bandito tenta di fugire ma viene catturato, giudicato, condannato e finisce al rogo alla sera del martedì di carnevale mentre attorno tutti gli altri personaggi ballano.
  • Ad Alsasua invece sfilano “momotxorros” (con il capo ornato di grandi corna, grembiuli macchiati di rosso e tridenti con cui minacciano chiunque), le “sorgiñak” (streghe) e il “akerra” (l’ariete). 

momotxorros

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trangas-e-madamasIn Aragon, a Bielsa, sono le “Trangas” i protagonisti maschili del carnevale. Vestiti con pelli di animali, camicie a quadri, larghe gonne, grandi corna sulla testa, campanacci appesi e la faccia nera rappresentano la forza maschile colpendo per terra senza sosta con un lungo bastone. Annunciano l’inizio della primavera e scacciano i cattivi spiriti. Le “madamas” sono le figure femminili. Vestite di bianco e con nastri colorati rappresentano la purezza e sono sempre giovani. Il loro vestito è cucito direttamente sul corpo e dovrà essere strappato per liberarsene. Trangas e madamas presi a braccetto percorrono il paese prima d’iniziare il ballo in piazza. Altri personaggi sono gli orsi e domatori, il “amontato” che raffigura una figura femminile con un uomo caricato alle sue spalle che rappresenta il “machismo” che regna nella zona,il “caballè” (metà uomo metà cavallo) e l’edera col costume ricoperto di foglie. La festa finisce con il Cornelio, un pupazzo che rimarrà appeso 3 giorni nella facciata del municipio, ed essendo considerato la causa di tutti i mali verrà giudicato e finirà in un falò.

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In Llamas de la Ribera (Leòn) i “guirrios” , giovani vestiti di bianco con campanacci di diverse misure appesi alla cintura e con otri nelle mani portano una spettacolare e colorata maschera che copre loro il capo ed è a forma di 3 ventagli.

Le maschere originali erano in pelle con un solo ventaglio. Per dargli colore successivamente si mettevano attorno alle maschere piume di galli e galline. Attualmente le piume e la pelle sono state sostituite con cartone e fiori e si sono aggiunti 3 ventagli, 2 laterali ed un altro dietro più grande degli altri.

Assieme a loro le “madamas” con cui balleranno in piazza.

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botargasNella provincia di Guadalajara ha ripreso vita nel 1985 il Carnevale di Almiruete scomparso per più di una ventina di anni. Protagoniste sono i “Botargas” e le “mascaritas”. I “botargas” vestiti di bianco, con curiosi capelli variopinti, campanacci e la faccia nascosta sotto maschere diverse e molto curiose dopo il suono del corno si vestono, traversano i campi ed arrivano in paese con un gran rumore dei loro campanacci. Dopo 3 giri nella piazza partono alla ricerca delle mascherine nascoste in una casa e con loro a coppie ritornano per lanciare coriandoli sui visitatori e togliersi finalmente le maschere che non indosseranno più. I “botargas” abbandonano il loro cappello colorato per indossare uno nero ed incominciano ad offrire vino ai presenti, che potrebbero, in un momento di distrazione rubarglielo fino a che i “bottargas” riusciranno ad acciufare il ladro e… sarà lui ora chi dovrà pagare da bere a tutti quelli che hanno partecipato a catturarlo… “Bottargas” e “mascaritas” finiscono la giornata con una cena con il cibo ricevuto in una specie di questua gastronomica casa a casa.

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Ha radici antichissime il carnevale di Herencia (Ciudad Real) che nemmeno nel periodo della proibizione venne sospeso… Si cambiò nome e così divenne la festa delle Anime.

Protagonista assoluto è “Perlé” .Vestito con una specie di pigiama a righe bianche ed azzurre e con la testa coperta di una cuffietta degli stessi colori che rappresenta in modo istrionico l’ordine stabilito. Apre le sfilate minacciando i ragazzini con uno scudiscio.

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Ed eccoci, anche quest’anno ai colori della mia cara città, Madrid, per Natale… Questo, tutti lo sappiamo, è un Natale diverso, è un Natale in tempi di crisi e all’insegna del risparmio per cui non poche polemiche hanno accompagnato l’accensione delle luci di Natale a Madrid.

Le amministrazioni locali socialiste hanno deciso di accendere le luci a metà dicembre per risparmiare, ma a Madrid è stata fatta un’ altra scelta… I quasi 9 milioni di lampadine sono state accese il 28 novembre, si illuminano più zone degli anni passati (160 in totale gli spazi illuminati quest’anno), si usano però i “leds” , luci con consumi ridotti… che anche se costano ancora 600.000 euro in più dell’anno scorso (la spesa totale arriverà a 4,6 milioni di euro) suppongono diversi vantaggi ambientali e di efficenza energetica riducendo il consumo energetico di un 61,3 % , l’ emissione nell’atmosfera di diossido di carbonio ed eliminano completamente le radiazioni ultraviolette.

Ma lasciando da parte polemiche e cifre nulla di meglio che un giretto pur se “virtuale” tra campi fioriti, stalattiti, cupole appese in aria, grappoli d’uva, occhi, nastri colorati, tende di luce, profili di montagne, lune e gatti e quanto altro i disegnatori, stilisti e architetti che hanno pensato le luci quest’anno propongono nel Natale di Madrid….

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Assieme alle luci 10 grandi alberi (uno arriva a ben 51 metri d’altezza) sono dislocati nelle piazze centrali… Un video ci porta in giro a vederli 🙂

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Avrà luogo il tradizionale “Mercato di Natale” nella “Plaza Mayor”, il bus di Natale farà il tour fra le varie zone illuminate, percorso che quest’ anno si potrà fare anche in bicicletta, la “Ciudad de los Ninos” animerà il Natale dei piccoli con teatro, spettacoli e laboratori, e ci saranno i tradizionali percorsi tra gli innumerevoli presepi allestiti ed aperti alla visita, concerti…e tante attività… L’amministrazione comunale è ancora alla ricerca di sponsors per poter offrire le manifestazioni che quest’anno ha dovuto sospendere nonostante il successo ottenuto altri anni per mancanza di fondi… chissà….

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E per chi volesse vedere le luci del Natale scorso o le cose curiose del Natale a Madrid…

Per qualcuno sarà stato uno dei primi “incubi” ma per la maggioranza di noi è stato uno dei nostri primi traguardi da raggiungere 😀 , il nostro primo “successo” salutato con gioia dalle nostre mamme 😀 vasino… In altri tempi, era però elemento imprescindibile del buon vivere quotidiano in uso generalizzato per ogni ceto sociale già dall’undicesimo secolo… Parlo del vaso da notte che da un anno riempie il Museo ad esso dedicato a Ciudad Rodrigo (Salamanca) antica piazzaforte di frontiera spagnola, oggi cittadina con un notevole complesso storico artistico.

Frutto della passione del proprietario, José María del Arco, che colleziona vasi da ogni luogo da ben 27 anni il Museo è ubicato nel Seminario Diocesano de San Cayetano, vicino alla Cattedrale e ritenuta la maggiore collezione del mondo, più grande di quella simile di Monaco, in Germania. Fra i 1300 pezzi in mostra provenienti da 27 paesi diversi, si possono trovare pezzi “rari ed unici” , da quelli di preziosa fattura ai classici e più comuni, per ogni misura, materiale e gusto. 🙂

Il più antico è un vaso islamico del XIII secolo di terracotta gialla con forma cilindrica mentre il più moderno è di ferro, opera di Antonio Casares, pesa più di tre chili e ha 160 metri di fil di ferro. 😮 Fra le altre curiosità anche 300 pezzi in miniatura fra cui un esemplare di 7 millimetri in oro. Francese del XIX secolo è un curioso vaso a forma di reggiseno commissionato per un matrimonio, che secondo l’abitudine dell’epoca, veniva usato nei matrimoni per far bere agli sposi lo champagne 😮 😀 Assieme al vaso di origine cinese, dotato di uno strettissimo orificio anti “versamento”, utilizato per l’uso in imbarcazioni 😮 troviamo anche una collezione dei chiamati “Dompedros”, ricoperti di legno per nasconderli alla vista, proveniente nella maggior parte dall’ Inghilterra ed un curioso regalo da parte di uno scrittore anglosassone a sua moglie con l’iscrizione… “dopo di te, passalo a me, cara” 😀

Ed eccovi qua qualche esempio fotografico della “curiosa” collezione assieme ad un video che mostra qualcuno degli elementi più antichi, curiosi e spiritosi 😀

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Il monastero sulla sponda del fiume Piedra è circondato da una splendida vegetazione, è una vera oasi all’interno dei campi sterili di quella parte della Spagna. Là, il piccolo fiume diventa una magnifica corrente, e si divide in dozzine di cascate.

L’errante sta camminando nei dintorni, ascoltando la musica dell’acqua. Improvvisamente, una grotta – dietro una cascata – cattura la sua attenzione. Studia le rocce, consumate dal tempo, e guarda attentamente le amabili forme create pazientemente dalla natura. E trova un verso di R. Tagore scritto su una placca: “Non è stato un martello a rendere le rocce così perfette, ma l’acqua, con la sua dolcezza, la sua danza e il suo suono”. Dove la forza può solo distruggere, la gentilezza può scolpire.

(Paulo Coelho) da “I racconti del Maktub”

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Tutto ciò che racconta Paulo Coelho potete vederlo qua di seguito nello slide che ho fatto con foto prese nel web: il Monastero (el “Monasterio de Piedra” , perché prende il nome dal fiume che gli scorre vicino), il fiume Piedra e quel paradiso che crea al suo passaggio vicino al monastero, la grotta e la targa con le parole di Tagore…

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…Io sul fiume Piedra ci sono stata tantissimo tempo fa, ero una bambina, ma mi ha così tanto impressionato e mi è tanto piaciuto che ho un ricordo indelebile…. E’ stata fra l’altro la prima volta in vita mia che vedevo una cascata…e lì ce ne sono tante, ma la “Cola de Caballo” (così si chiama quella più alta) mi ha così affascinata che la ricordo come se la stessi vedendo ancora ora 🙂

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Beh…in effetti è proprio così Sol…non mi sono fatta sfuggire certo queste HOGUERAS de SAN JUAN… 🙂

Come sai, a me piacciono molto le tradizioni e mi sono documentata un pò…

Origine e significato della festa.

La notte di San Juan non è una notte esclusiva della città di Alicante.

Questa festività, dedicata al santo cristiano, era alle sue origini un rituale pagano che celebrava il cambio ciclico delle stagioni, il ritmo estivo della vita contadina che si regolava in base al maggior numero di ore di luce. Il giorno più lungo dell’anno, al quale corrispondeva la notte più corta, il giorno 21, simboleggiava un cambio nel ritmo del lavoro come pure un diverso stato d’animo.
La tradizione vuole poi che in questa notte i contadini accendessero fuochi e ballassero attorno e saltassero attraverso le fiamme.

Almeno fino al 1928 la tradizione della notte di San Giovanni ad Alicante continua… e si erigono delle cataste con legna e roba vecchia dopo aver fatto pulizia nelle case.

Le cataste vengono erette in vari punti delle vie della città e poi a mezzanotte vi si da fuoco.

Le danze attorno al fuoco continuano una specie di rituale propiziatorio contro le malattie e per il nascere di amori…perchè la superstizione popolare voleva che la notte di San Juan fosse una notte magica.

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Ed ecco uno slide con foto delle hogueras di alcuni anni fa…e di quest’anno. 🙂

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